Milano, si sa, sogna il mare che non ha. Eppure parlare anche a Milano di navi e di marinai non è fuori luogo. Lo si scopre intervistando un personaggio che, non per caso, è inserito in molte pubblicazioni della Marina Militare: Sandro Feruglio, pittore, che ci riceve nella sua casa, in centro città, una sorta di galleria d’arte.

– Feruglio, la Marina Militare a Milano?
“Sì, non c’è da meravigliarsi perché qui c’è l’Ufficio Tecnico Navale ( ex Navalgenarmi ) che è il punto di unione tra i progetti di nuove unità navali che vengono elaborati a Roma e le imprese che devono realizzarli. E poi a Milano c’è una sede sul naviglio dell’ ANMI che vuol dire Associazione Marinai d’Italia, una sede, forse la più antica, dedicata alla Medaglia d’ Oro Aristide Carabelli. È gestita in modo molto attivo anche perché si propongono ai giovani molti programmi che comportano anche una vita di bordo.

– Lei è ufficialmente pittore della Marina cosa vuol dire?
“Prima di parlare di me, voglio ricordare un pittore che è il capostipite dei pittori della Marina: l’austriaco Rudolf Claudus. Lui cominciò a dipingere per la Marina Italiana alla fine della prima guerra mondiale, dipinse centinaia di battaglie navali e scene di navigazione che sono esposte anche all’estero. Io sono iscritto fra i pittori della Marina perché una apposita commissione ha valutato i miei titoli – ho fatto il Nautico, sono stato ufficiale di Complemento in Accademia a Livorno, ho fatto imbarchi come ufficiale di rotta – ma soprattutto ha valutato la qualità delle mie opere, per lo più ad olio, talvolta ad acquarello”.

– I suoi quadri raccontano pagine di storia che pochi conoscono
“È vero, le faccio un esempio: ho dipinto un olio che rappresenta una scena della prima Coppa America nel 1851, la cosiddetta Coppa delle 100 ghinee. In primo piano si vede l’imbarcazione America, che si avvia al trionfo, affiancata dallo yacht a vapore della regina Vittoria che sperava in una rimonta della barca inglese in gara tant’è che, si dice, chiese al suo comandante: chi è il secondo? E la risposta fu: non c’è nessun secondo Maestà. America è troppo avanti”.
– Vedo il dettaglio della bandiera americana abbassata in segno di saluto
“Sì, la precisione nei dettagli è fondamentale nell’opera del pittore di Marina ma quello che cerco, ogni volta, di far trasparire sono le emozioni che io stesso provo quando dipingo“.

– Emozioni che sfiorano anche la paura?
“Ebbene sì, c’è un olio che raffigura Nave Geniere su cui ero ufficiale di rotta nel 1973. Una notte di burrasca in cui abbiamo rischiato di essere speronati dall’incrociatore missilistico russo Kinda. Non lo scorderò mai”.
-Sandro Feruglio ha un sogno?
“Quello di poter fare una esposizione a Milano dove raccontare ai milanesi e non solo cosa vuol dire essere pittori di Marina, un ramo artistico che in Inghilterra e negli Stati Uniti è valorizzato proprio perché c’è la volontà di custodire e tramandare le grandi storie delle proprie Marine.

Alessandra Rissotto



