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mercoledì , 4 Novembre 2026
Cronaca

Operazione “Contact Center” contro lo spaccio di droga: eseguiti otto provvedimenti restrittivi

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Ieri mattina la Polizia di Milano ha eseguito otto provvedimenti restrittivi nei confronti di sette cittadini albanesi e una cittadina marocchina. I provvedimenti, eseguiti nelle province di Milano, Monza, Torino e Cuneo, sono due ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre arresti domiciliari e tre obblighi di dimora con divieto di uscire nelle ore notturne, emessi nell’ambito del procedimento penale istituito presso la Procura della Repubblica di Milano con il P.M Sostituto Procuratore dottoressa Crupi e G.I.P. dottoressa Calabi. L’operazione, denominata “Contact Center”, è stata condotta dai poliziotti del Commissariato Centro della Questura milanese. Gli agenti hanno individuato e isolato i vari membri della banda che, come documentato negli atti d’indagine, hanno preso parte, con ruoli e funzioni diverse, all’attività di spaccio. Nel corso delle indagini è emerso come gli indagati fossero stabilmente dediti alla vendita di stupefacenti a Milano, in particolare cocaina, lungo e a ridosso di via Paolo Sarpi, via Cenisio, piazza Gerusalemme e piazzale Costantino Nigra.

Dalle indagini è emerso che gli spacciatori coinvolti  hanno operato alle dipendenze di un unico individuo, conosciuto con l’appellativo di “Tony”, che, in qualità di titolare del “call center della cocaina”, ha gestito, in collaborazione con la compagna, la distribuzione al dettaglio della droga sulla piazza, servendosi degli altri pusher in qualità di “corrieri”. Solo in determinate occasioni, è intervenuto in prima persona per la cessione materiale dello stupefacente. Le richieste e la consegna della droga agli acquirenti sono avvenute in orari serali e notturni, dalle ore 19 alle ore 6 del mattino seguente. Richieste gestite tramite la piattaforma WhatsApp e, solo in alcune circostanze, mediante contatti telefonici diretti, utilizzando esclusivamente utenze intestate a soggetti fittizi. I diversi acquirenti- tossicodipendenti e professionisti di vari settori- erano stati istruiti ad utilizzare espressioni quali “una birra”, “voglio bere una cosa”, “siamo in due/tre”, o in altri casi “ci sei?” per manifestare la volontà di acquistare la cocaina.

Per effettuare le consegne, i corrieri hanno utilizzato la bicicletta, un taxi, un’autovettura rubate e, in talune occasioni, hanno raggiunto a piedi il luogo dell’appuntamento. L’indagine ha avuto inizio nei primi giorni di maggio 2020, quando a Milano, in viale Gran San Bernardo, la Sezione Investigativa del Commissariato Centro ha sorpreso in flagranza di reato uno dei corrieri mentre cedeva una dose di cocaina a un cliente. A seguito di perquisizione nell’abitazione dell’uomo sono stati rinvenuti ulteriori 24 involucri di cocaina già pronti per essere ceduti.

Poi, il 26 giugno scorso, in via Boccaccio a Cologno Monzese, è stata individuata un’auto Fiat 500 con a bordo cinque persone, tra cui una di quelle pedinate. Dal controllo dell’auto e delle persone a bordo sono state rinvenute e sequestrate, all’interno dello zaino di proprietà di una delle donne, 8 tavolette di hashish, ciascuna riportante un adesivo con la dicitura “2020”, per un peso complessivo di 2 chili circa. Sequestrati anche 700 euro in contanti, ritenuti provento di attività illecita. Dai successivi accertamenti è emerso che il fornitore della droga era un uomo residente a Cologno, già indagato per reati in materia di stupefacenti. 

A supporto dell’attività investigativa sono state documentate, con video e fotogrammi, più di quaranta cessioni di sostanza stupefacente dimostrando la responsabilità penale degli indagati. Durante l’attività investigativa, durata oltre sei mesi, i poliziotti del Commissariato Centro della Questura di Milano hanno raccolto indizi di colpevolezza a carico degli indagati con il sequestro di oltre due chili di hashish e oltre 50 grammi di cocaina, stupefacente preconfezionato per la diffusione al dettaglio sul territorio milanese.
 
Le indagini hanno permesso di definire il ruolo di ciascuno dei pusher coinvolti nell’attività di spaccio: da quello centrale e “gestionale” del leader S.R., cittadino albanese 34enne, a quello dei “cavallini” che, con tempi e modalità diverse, contattavano i clienti e, quindi, assicuravano concretamente la capillare diffusione dello stupefacente su parte del territorio milanese. Ciò ha garantito l’anonimato agli indagati e ha permesso a S.R. di organizzare e indirizzare l’illecita attività del tutto indisturbato.

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