Depositato in Comune a Sesto San Giovanni una mozione da parte del Partito Democratico sestese, che impegna il Consiglio comunale a chiedere alle autorità italiane che si attivi con forza presso le autorità turche per ottenere un’immediata cessazione delle ostilità nel nord della Siria, unitamente al monito affinché non siano perpetrati crimini di pulizia etnica, né siano realizzate deportazioni di massa o commesse violazioni dei diritti umani. Il documento condanna inoltre fermamente l’azione militare della Turchia nel tentativo di giungere a un immediato cessate il fuoco e al ripristino di condizioni di sicurezza anche nell’interesse del contrasto a Daesh. Sostiene inoltre le autorità italiane, l’Unione Europea e le diverse organizzazioni internazionali nelle azioni di embargo sulla fornitura di armamenti ad Ankara, bell’istituzione di un gruppo di contatto per arrivare a un cessate il fuoco immediato, avvio di una riflessione complessiva su una sospensione dell’Operazione Active Fence, immediata messa in campo di strumenti di aiuto umanitario e di supporto alla popolazione civile.
La crisi siriana è iniziata nel marzo del 2011, all’interno del contesto delle c.d. “primavere arabe”. A partire dal 2012, è degenerata in vero e proprio conflitto armato tra l’esercito regolare siriano e una varietà di sigle, autonome o etero-dirette da Paesi terzi della regione. Nella variegata cornice delle forze che hanno combattuto contro Daesh, il contributo delle formazioni politico-militari di estrazione curda è stato decisivo per sconfiggerlo. Il 7 ottobre 2109, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inaspettatamente annunciato l’immediato ritiro delle truppe statunitensi dal nord-est della Siria, dando il via libera all’offensiva turca, motivata da Ankara con la necessità di instaurare una fascia di sicurezza in territorio siriano, a ridosso del confine tra Siria e Turchia. Le modalità del ritiro statunitense, improvviso e non concordato con i principali attori internazionali, hanno esposto l’intera area del nord-est siriano a pericolosi scenari di instabilità. Un’ulteriore preoccupazione investe il piano della sicurezza nei Paesi confinanti e in Europa, a causa dell’incertezza nella gestione di migliaia di prigionieri appartenenti a Daesh e dei loro familiari detenuti anche nelle carceri curde. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è purtroppo ancora riuscito a produrre una dichiarazione comune sull’offensiva della Turchia in Siria a causa del dissenso da parte di Russia e Stati Uniti; l’Unione europea ha, dal canto suo, richiamato la Turchia alle sue responsabilità come Paese membro della Coalizione internazionale anti-Daesh. Quanto alla Nato, l’Italia con Germania, Spagna, Olanda e Stati Uniti, partecipa alla missione “Active Fence”, istituita su richiesta della Turchia di incrementare il dispositivo di difesa area integrato per difendere la popolazione dalla minaccia di eventuali lanci di missili dalla Siria. La Turchia ricopre un ruolo cruciale in ambito NATO, un’alleanza militare difensiva il cui Statuto, tuttavia, prevede l’impegno delle Parti alla composizione pacifica di qualsiasi controversia internazionale in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo. Le dinamiche in gioco hanno indotto alla fine i curdi siriani a riconsiderare a loro volta l’asse delle proprie alleanze interne ed esterne al Paese, ricercando e trovando proprio presso Damasco protezione e salvezza dalla furia delle incursioni turche.
Nel nostro ordinamento, l’articolo 1 della legge 9 luglio 1990, n. 185, impone la conformità di ogni esportazione, importazione e transito di materiale di armamento alla politica estera e di difesa dell’Italia, ai principi della Costituzione repubblicana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Diversi Paesi europei hanno già disposto la sospensione della fornitura di armamenti ad Ankara e il Governo italiano è impegnato nell’Ue per arrivare a “una moratoria nella vendita di armi alla Turchia” e “si adopererà per contrastare l’azione militare turca nel Nord- Est della Siria con ogni strumento consentito dal diritto internazionale”.


