In Italia 14 milioni di over 65: Fondazione La Pelucca apre il confronto sui nuovi modelli di assistenza per le fragilità dell’età anziana, con un percorso promosso dal direttore generale e sanitario Minutolo.
L’aumento della popolazione “silver” pone alle RSA sfide sempre più ampie e complesse. Le residenze sociosanitarie non sono più semplici luoghi di assistenza, ma sistemi di cura ad alta complessità, quasi assimilabili, per impegno organizzativo e assistenziale, a strutture ospedaliere, pur senza divisioni operatorie e radiologiche. In questo scenario, la nuova rotta passa da modelli multidisciplinari capaci di integrare competenze cliniche, psicologiche, educative e sociali, mettendo al centro, oltre all’ospite, una figura decisiva: il caregiver.
È il messaggio emerso dal convegno “Oltre l’assistenza: un approccio multidisciplinare integrato in RSA”, promosso da Fondazione La Pelucca a Sesto San Giovanni, come momento di confronto tra medici, psicologi, educatori, assistenti sociali e operatori sociosanitari. L’iniziativa, definita dagli addetti ai lavori come “di grande interesse”, ha riscosso un grande successo di partecipazione. Nata da un percorso scientifico e organizzativo avviato sotto la guida del direttore Giuseppe Minutolo, rappresenta il primo Congresso regionale rivolto agli addetti ai lavori della Fondazione.
“Le RSA oggi non sono più semplici luoghi di assistenza sanitaria: gestiscono fragilità cognitive, relazionali e familiari sempre più profonde”, dichiara Giuseppe Nicosia, presidente di Fondazione La Pelucca. “La cura deve essere multidisciplinare, integrata e capace di accompagnare la persona e la sua famiglia in ogni fase del percorso”.
“Il cambio di rotta non ha un solo obiettivo, ma nasce da una serie di azioni integrate – afferma Giuseppe Minutolo, direttore generale e sanitario della Fondazione – Servono nuovi indirizzi programmatici clinico-assistenziali in geriatria, una maggiore integrazione del caregiver, figura imprescindibile nell’assistenza, e sportelli di ascolto dedicati. È fondamentale rafforzare il rapporto con il territorio e con il mondo accademico e culturale. Accanto a questo, dobbiamo migliorare la comunicazione tra ospiti, personale e familiari, riducendo incomprensioni e ogni forma di violenza nei confronti dei sanitari, anche attraverso percorsi di formazione sulle relazioni interpersonali”.
Il quadro demografico conferma quanto sia importante individuare nuovi percorsi: in Italia gli over 65 sono circa 14 milioni, più di una famiglia su quattro è composta soltanto da persone anziane e nelle RSA si contano oltre 385 mila ospiti. Il sistema di cura resta fortemente sostenuto dalle famiglie e dall’assistenza domestica: nel Paese operano oltre un milione di badanti, a fronte di circa 350mila OSS.
Nel corso del convegno sono stati affrontati i principali snodi della presa in carico dell’anziano fragile: demenze, disturbi del comportamento, ingresso in struttura, sostegno ai caregiver, continuità con il territorio, fine vita, PAI, supporto psicologico, musicoterapia e benessere delle équipe multidisciplinari. Il confronto scientifico, guidato da Maria Cristina Ferrara e Alberto Finazzi dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha visto gli interventi di Marco Zanolli, Geltrude Alabastro, Giulia Imbrogno, Francesca Bellini, Roberto Lucifora, Paola Usai, Daniela Iacono, Elena Pinardi, Alessia Artoni, Alessandro Di Girolamo, Sara Confalonieri, Antonella Cipriani e Aurora Minetti.
L’incontro si inserisce nel percorso di buone pratiche per il welfare avviato nell’ultimo anno da Fondazione La Pelucca e rappresenta una tappa di un lavoro più ampio sul futuro dell’assistenza agli anziani. Un percorso che proseguirà, entro la fine dell’anno, con il primo Congresso nazionale di Medicina promosso dalla Fondazione.





