C’è un filo che lega Sesto San Giovanni al Vaticano, un legame fatto di gesti simbolici e incontri memorabili.
Uno dei momenti più recenti di questa relazione speciale risale al 1° settembre 2017, quando un delegazione sestese guidata dal sindaco Roberto Di Stefano si recò a Roma per incontrare Papa Francesco. L’occasione fu celebrata in piazza San Pietro, dove il gruppo consegnò al Santo Padre uno striscione e una maglia celebrativa in ricordo della visita.
Un gesto semplice ma carico di significato, che confermava il senso di appartenenza di una comunità da sempre attenta alle tematiche sociali e alla vicinanza con chi, come il Pontefice argentino, ha fatto delle periferie il centro del suo messaggio pastorale.
Giovanni Paolo II tra i lavoratori di Sesto San Giovanni
Ma il legame tra Sesto San Giovanni e il Vaticano affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo. Era il 1983 quando Papa Giovanni Paolo II fece visita alla città in un momento storico delicato: l’imminente chiusura dell’Ercole Marelli, uno dei simboli dell’industria metalmeccanica lombarda.
L’incontro avvenne in uno spiazzo tra viale Marelli, viale Italia e viale Edison, davanti alla sede dei sindacati. A fare da cornice, migliaia di lavoratori sestesi accorsi per ascoltare le parole di un Papa che, come pochi altri, aveva saputo parlare al mondo operaio con un linguaggio di solidarietà e dignità.
Il corteo papale, accompagnato dall’allora cardinale Carlo Maria Martini, attraversò le vie principali della città. Ad accogliere il Pontefice, il canto della corale “Santa Cecilia” della parrocchia di Santo Stefano, che contribuì a rendere ancora più toccante quell’incontro che molti ricordano ancora oggi come uno dei momenti più intensi nella storia civile e spirituale della città.
Questi due momenti, distanti tra loro più di trent’anni, raccontano molto della natura di Sesto San Giovanni, città dalle profonde radici popolari e operaie, e del suo rapporto con una Chiesa che nei decenni ha spesso cercato il dialogo proprio con chi vive e lavora nelle periferie

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(Foto da Facebook)


