L’emergenza sanitaria da Covid 19 ha messo ancora più in evidenza il problema dell’organizzazione dei Pronto Soccorso negli ospedali della Lombardia. Spesso si assiste a casi di pazienti che per ricevere le necessarie cure sono obbligati ad attendere ore o, addirittura, intere giornate. O, peggio ancora, capita che si venga rimandati a casa e invitati a tornare il giorno seguente. Tra i motivi di tali disagi, secondo il Comitato Rete Salute Sanità Pubblica che ha denunciato la situazione nel nosocomio di Sesto San Giovanni, c’è la poca efficienza di un’impoverita sanità territoriale che costringe ad un uso improprio del Pronto Soccorso portando ad un sovraffollamento.
Scrive la Rete Salute Sanità Pubblica di via Forlì di Sesto San Giovanni: “Si incontrano difficoltà quando si arriva in un Pronto Soccorso per come sono organizzati. Al nostro sportello abbiamo raccolto diverse testimonianze di persone entrate al pomeriggio e uscite la mattina del giorno dopo. Il Ministero della Salute ha fatto un’analisi chiara del funzionamento dei Pronto Soccorso, del loro sovraffollamento, della loro organizzazione e delle loro difficoltà, ha chiesto di costituire Piani di indagine e di intervento. In Regione Lombardia cosa si è fatto? In Lombardia si dice che c’è un uso improprio del Pronto Soccorso ma se ci fosse un servizio sanitario territoriale funzionante, attivo e presente e i tempi di attesa fossero brevi, probabilmente non si andrebbe così in tanti al Pronto Soccorso. Quando la Guardia Medica nei weekend funziona fino alle 20.30, dopo dove si va? Quando i medici di base non escono per l’assistenza domiciliare e capita di non riuscire a mettersi in contatto con loro, dove si va? Quando alcuni servizi sanitari sono stati ridotti o cancellati o spostati lontano, dove si va? Quando i tempi di attesa per le visite e gli esami sono lunghissimi e nel frattempo peggiorano i sintomi, dove si va? Quando si rende inefficace un Pronto Soccorso chiudendo la terapia intensiva, chi ha bisogno ne affollerà un altro. Poi quando arrivi al Pronto Soccorso tocchi con mano le conseguenze della decisione di impoverirlo riducendo il personale medico e infermieristico, rendendo difficile la loro attività e limitando le ore di presenza degli operatori tecnici. Anche le Case di Comunità potrebbero essere utili se non fossero una scatola vuota o mal funzionante. Insomma le difficoltà nel Pronto Soccorso dipendono ancora una volta dalle scelte fatte dalla Regione Lombardia di maltrattare la Sanità Pubblica”.
E’ probabile che la Regione abbia le sue colpe, ma bisogna dire che molta gente si reca al Pronto Soccorso per delle stupidaggini. Senza dimenticare il numeroso affollamento degli stranieri, principalmente gli extracomunitari, che incidono in modo determinante a intasare e mettere in crisi gli organici medici. La speranza è che, una volta finita la pandemia, la Regione riveda il servizio sanitario assumendo personale, attualmente scarso: principalmente medici e infermieri. Da non sottovalutare infine la fatica che si fa oggi a trovare il medico di Medicina Generale.


