“La direzione della catena di profumerie Douglas Italia ha formalizzato ai sindacati la lista completa dei 128 punti vendita oggetto della riorganizzazione annunciata a mezzo stampa che coinvolge 457 lavoratori. La catena ha già disdettato la maggior parte dei contratti di locazione dei negozi”, è quanto fanno sapere i sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs che contestano la scelta ribadendo “la ferma contrarietà alle chiusure” e sollecitando “la convocazione del tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo Economico già richiesta nelle scorse settimane”. Stando alle ultime notizie l’elenco dei negozi pronti a chiudere comprende 20 punti vendita in Lombardia, di cui nove a Milano e provincia, cinque a Brescia e provincia, due a Mantova e provincia, due a Varese, e uno ciascuno per i territori di Bergamo, Lecco e Monza Brianza. Mostrano disapprovazione, come detto, i sindacati “in assenza di un piano commerciale ufficiale ed anche alla luce della proroga dei licenziamenti stabilita dal DI Sostegni al 31 ottobre 2021”. Intanto il confronto con la direzione di Douglas è stato aggiornato al 9 aprile, data entro la quale l’azienda dovrebbe presentare il Piano Commerciale illustrando i criteri di individuazione utilizzati ed elencando le misure che intende mettere in campo volte alla salvaguardia occupazionale. “Chiudere i negozi è una scelta inaccettabile – afferma la segretaria nazionale della Fisascat, Aurora Blanca – si tratta di un’azienda che impiega prevalentemente donne e, qualora non si dovessero trovare delle soluzioni, questo segnerebbe ancor di più il gap di genere esistente nel nostro Paese”. La Cisl si aspetta segnali rapidi dal ministero: “E’ una battaglia contro il tempo ma dobbiamo convogliare tutte le forze affinché le risorse umane tornino a rappresentare il fulcro nevralgico della discussione senza assistere in modo passivo alla debacle totale”. Per Blanca “urge anche il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali territoriali e una attenzione da parte della clientela che esortiamo in modo solidaristico a continuare ad acquistare i prodotti di bellezza direttamente nei punti vendita. Ogni loro contributo potrà favorire la salvaguardia dei posti di lavoro”.


