Tra termometri, mascherine, igienizzanti, plexigrass e distanze di sicurezza anche a Sesto San Giovanni ripartono le attività commerciali. Bar, ristoranti, parrucchieri, negozi e altri esercizi hanno finalmente potuto ricominciare . E’ stata una ripartenza lenta. Le misure di sicurezza, ancora molto stringenti, hanno in parte contribuito a fare registrare una scarsa affluenza nei locali da parte dei cittadini sestesi. Molti di essi si trovano ad affrontare la fase 2 di Coronavirus con evidenti difficoltà economiche e sono apparsi visibilmente frastornati dopo la reclusione forzata a cui hanno dovuto attenersi per contenere l’espansione del virus. L’unica goccia di speranza in un oceano di incertezze è rappresentata dai parrucchieri che hanno ricevuto il boom di prenotazioni. Il paradosso di giornata è quello che riguarda alcuni commercianti che con la riapertura rischiano di sprofondare in un abisso economico.
Troppe le spese da sostenere, elevato il numero di dipendenti da stipendiare, poche le garanzie dal punto di visto finanziario. Rimangono ferme anche tutte le attività gestite dai cinesi, numerose a Sesto. “La Lombardia ha 50.000 bar e ristoranti – ha sottolineato Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi- più del 15% del dato nazionale, che generano un effetto volano su tante altre realtà. Un settore centrale tanto quanto il manifatturiero, verso il quale serve la massima attenzione politica anche per il suo impatto sociale ed occupazionale“. Questa è dunque l’attuale fotografia di Sesto San Giovanni e dell’Italia intera ai tempi del Coronavirus. La voglia di ricominciare è tanta, le certezze però scarseggiano.
Diego Mandarà


