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mercoledì , 9 Settembre 2026
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Vinitaly, Giampietro Comolli: la mostra di Verona supera quella di Dusseldorf

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Un successo più del previsto per Vinitaly che si è concluso ieri a Verona. Dopo 25 anni per la prima volta una edizione che supera Dusseldorf in tutto.

Consorzio Valdobbiadene Conegliano Docg: da sx Giampietro Comolli, Elvira Bartomiol, Patrizia Lusi e Diego Tomasi

Certo che Verona vive di Vinitaly e gli ospiti di Vinitaly godono una città meravigliosa e di una regione Veneto dove il profumo e il gusto di vino si sente (e si vede con il paesaggio!) dalla basse alture fino ai terrazzamenti di Valdobbiadene, Saccol, Cartizze. Un anniversario UNESCO da tenere stretto e migliorare sempre. Ma questo Vinitaly edizione 56 mi è piaciuto molto di più del solito. 

Meno persone in giro vaganti, una presenza dei giovani millennials cospicua e attenta (invece quasi assente la Gen.Zero… su cui riflettere),  stand più arieggiati utili per respirare anche in giornate calde (Emilia Romagna), parcheggi finalmente comodi accessibili e con spazi, qualche cantina in meno, aggregazione associative di piccole cantine concentrate e impegnatissime (Fivi su tutti), forse un eccesso di “ alca” umana in Sicilia, in Piemonte e in Veneto (ma regioni top), qualche interessante nuova etichette….tutti aspetti importanti che qualificano e che hanno attirati molti più addetti ai lavori che non a Dusseldorf e anche a Parigi a febbraio. Il successo è dato dai tanti operatori economici. 

Radio24 – Puntata Duedidenari con Debora Rosciani, Mauro Meazza, Ale Pasqua e Giampietro Comolli

Il mio primo Vinitaly (da produttore) è stato nel 1981 (direttore il grande Betti) e non sono mai mancato. Bene la vastità ed eterogeneità della comunicazione (seppur un eccesso di influencer veri o finti), molto bene un business misurato soprattutto “dentro” gli stand delle grandi cantine; ottimo il rapporto cliente e amico con il produttore presente….ma il vero successo del 2024 è l’aria e il contenuto “culturale” che si respirava, al di là degli eccessi euforici di pragmatica di qualche produttore e qualche eccesso di “criticità economica” sottolineata dal numero eccessivo di “ agenzie statistiche” fiorite come funghi negli ultimi anni  per volumi e fatturati non più esponenziali. A parte le bollicine (Prosecco doc in testa, ma benissimo anche Valdobbiadene, Franciacorta, Trento, Asti, Altalanga), i rossi segnano una frenata nei numeri ma una crescita di fatturato all’estero soprattutto. I vini bianchi dop e autoctoni piacciono sempre di più con una crescita dei volumi e giro d’affari. Ma il simbolo, l’iconica dell’edizione 2024, sono stati i temi culturali dei vari convegni e incontri (a parte quelli pomposi istituzionali con una presenza quasi dell’intero Governo Meloni): si è respirato una aria tecnica e propositiva in linea con i cambi di passo “obbligati” che il mondo del vino (e della vite) italiana deve fare. Soprattutto gli aspetti produttivi, colturali, disciplinari di produzione, modelli ambientali, rapporti produttori e sindaci (occorre un rinnovo stretto di rapporti come ho segnalato alla Associazione Città del Vino), status climatico, nuove zonazioni distrettuali, concentrazione dei brand, riduzione delle tipologie di vini, nuove scelte di impianti estesi e non intensi di vigne e di esposizioni più fresche delle valli, crescita del livello di impianto anche verso le vette alpine…. 

Tavolo degustazione e incontro riservato per parlare di temi culturali sul vino italiano

Tutti temi che rientrano dentro ad un nuovo modello-progetto di viti-vini-cultura nazionale. Ottimo e completo l’intervento del prof Moio presidente Oiv, mentre ancora un po’ troppo statici, attenti al passato i curatori delle guide, le associazioni sommelier e gli enologi stessi in cui l’aspetto “cantina” deve assumere una nuova competenza e competizione. Gli agronomi stanno prendendo piede se in grado di fornire una innovazione tecnica “intelligente” superiore all’ordinaria amministrazione senza farsi prendere da iniziative estemporanee di giornata simili a quelli delle troppe “influencer” bazzicanti fra gli stand. 

Infine un messaggio ai produttori: attenzione al prezzo finale al consumo. Ben vengano gli ottimi incrementi delle vendite dirette dai portali delle aziende e in cantina (ma a prezzi in linea con disponibilità del cliente altrimenti si perde la fascia “borghese mediana” del consumatore di vino), bene l’eno-turismo in pieno boom, ma attenzione ad una euforia globalizzante che non c’è perchè il mercato richiede canali differenti ma prezzi molto omogenei per fascia. 

Elvira Bortomiol e il cuoco Tino Vettorello

Infine bene la nuova comunicazione (messaggio diretto al consumatore anche per categoria di consumo) che non si basa più sul personaggio vip con bottiglia in mano, sulla imitazione e invogliare a emulare…..il rapporto del personaggio oggi deve essere calato dentro il carrello della spesa, dentro il tempo libero, dentro la soddisfazione personale fuori dai canoni oggettivi di una spesa diversificata, perchè oggi il carrello e gli atti di acquisti sono diminuiti e puntano principalmente su prodotti fondamentali, primari. Mentre il costo al ristorante, il week end, il fuori casa è concepito come un “obiettivo” di vitale importanza sociale e conviviale. 

E su questo occorre puntare anche per recuperare la GenZero….vero obiettivo ma solo attraverso un modello concreto e reale di consumo consapevole, misurato, salutare, attento percentuale sono o possono essere il mercato fra 10-20 anni. Questo approfondimento è fondamentale per la vita di tante imprese piccole e prossimali ai luoghi di consumo.  Infine una chiosa: vogliamo produrre e bere vini dealcolati, benissimo massima libertà…ma non devono assolutamente essere legalmente chiamati “vini”. Sono bevande spiritose come da decenni già la UE classifica fuori dal mondo enologico. Sempre per la UE: spero in un cambio orizzontale e verticale della Pac subito prima possibile e dei “piani” agricoli non più regionali, ma interregionali per “ unità di prodotto”.

Consorzio Prosecco Superiore Docg Valdobbiadene

Giampietro Comolli

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