Sesto San Giovanni si conferma laboratorio di innovazione urbanistica, secondo le parole del sindaco Roberto Di Stefano, intervistato da Il Foglio. Il primo cittadino ha raccontato le sfide e i risultati raggiunti nella sua amministrazione, a partire dal rilancio delle ex aree Falck, uno dei progetti di riqualificazione urbana più grandi d’Europa.
Decreto Salva Milano: approvazione con riserva
Nel dialogo con Il Foglio, Roberto Di Stefano ha espresso una posizione articolata sul decreto Salva Milano, che mira a sbloccare il mercato immobiliare paralizzato. “Il decreto è positivo per trovare una via d’uscita al blocco immobiliare della città,” ha detto il sindaco a Il Foglio, aggiungendo però che “a Sesto San Giovanni preferiamo limitare al massimo la flessibilità degli iter autorizzativi. Questo non ci impedisce di avere una fila di investitori e accogliere sempre di più cittadini in fuga da Milano, che è sempre più cara.”
Per il primo cittadino sestese, la rapidità dei permessi edilizi, come la Scia, potrebbe ridurre la capacità dei Comuni di negoziare con i privati per ottenere ricadute positive sui territori, come spazi verdi e servizi sociali. “Un ente locale non dovrebbe mai rinunciare a questo tipo di negoziazione” ha ribadito Di Stefano nell’intervista a Il Foglio.
L’eredità delle ex aree Falck di Sesto San Giovanni
Uno dei punti focali della discussione è stato il progetto di riqualificazione delle ex aree Falck, un intervento che ha richiesto anni per superare ostacoli economici e ambientali. “Il Comune ha fatto la sua parte definendo l’indirizzo urbanistico per tutta l’area” ha spiegato Roberto Di Stefano. L’obiettivo, secondo il sindaco, è stato massimizzare i benefici per la comunità attraverso accordi con investitori come Hines, Prelios, Coima e Redo, che hanno rilanciato l’area a nord di Milano.
La presenza di operatori di alto profilo e il supporto della Regione Lombardia, che ha investito nella Città della Salute con l’Istituto Tumori e il Besta, hanno permesso di trasformare l’area in un polo avanzato, “ben collegato a Milano ma con una propria identità” ha sottolineato il sindaco.
La critica a Milano e il modello Sesto
Di Stefano non ha risparmiato una critica alle scelte urbanistiche di Milano, pur riconoscendo la necessità del Salva Milano. “È giusto circoscrivere, come fa il decreto, l’uso della flessibilità nei permessi edilizi a contesti urbanizzati, evitando che nascano nuovi quartieri privi di servizi sociali e infrastrutture di trasporto” ha dichiarato a Il Foglio. Ha poi aggiunto che Sesto San Giovanni adotta un approccio diverso, preferendo processi negoziati che, pur più lenti, garantiscono risultati migliori per la collettività.
Un polo urbano alternativo
Alla domanda su come sia stato governare una città con un passato complesso come Sesto San Giovanni, un tempo soprannominata la Stalingrado d’Italia, Di Stefano ha risposto con orgoglio. “Abbiamo creato un polo urbano avanzato, alternativo a Milano, ma ben integrato con essa. La nostra città sta attirando giovani grazie a eccellenze universitarie e centri di ricerca” ha detto a Il Foglio. Ha inoltre annunciato che sono in costruzione nuovi studentati che offriranno oltre 3.000 posti letto.
“Lo sviluppo sociale è essenziale per rendere le nostre città accessibili e vivibili” ha concluso Di Stefano nell’intervista a Il Foglio, sottolineando l’importanza di un’urbanistica che metta al centro le persone.


