Era il 19 aprile 2021 e tutti noi pensavamo che sarebbe cambiata la storia del calcio con la proclamazione della Superlega: una nuova competizione internazionale fondata dai presidenti di alcune importanti società come Juventus, Real Madrid e Barcellona (c’erano anche le nostre Milan e Inter).
Poi tutto è svanito, ma non nel nulla, perché il progetto non si è mai arenato davvero.
Così, dopo quasi un anno, torna il sequel sulla Superlega con una versione riveduta del progetto: nessun membro permanente, squadre qualificate in base ai risultati ottenuti in campionato just, 20 club partecipanti (tutte le leghe avrebbero la possibilità di ottenere un posto attraverso delle speciali qualificazioni) e una seconda lega con altri 20 club, numero ridotto di partite e altri dettagli che potrebbero far decollare davvero il progetto.
Le reazioni a tutto questo non possono tardare ad arrivare e infatti per primo è il turno del presidente della Uefa Aleksander Ceferin che durante il Business of Football Summit del Financial Times ha dichiarato: “I club sono liberi di creare un loro torneo, ma non si aspettino di giocare anche in quelli organizzati dall’Uefa. Hanno usato una pandemia, ora usano una guerra”.
Dopo la dichiarazione (di guerra) come se non bastasse, ha poi rincarato la dose nello stesso evento Javier Tebas, presidente della Liga: “I club della Super League mentono più di Putin”.
E ha aggiunto: “Credono che i club delle leghe nazionali siano sciocchi. Tutto questo è un insulto. Se Andrea (Agnelli) non spiega, sarà un bugiardo. I tre club si sono incontrati a casa sua. Stanno facendo tanti danni”, ha sentenziato Tebas. Ma Agnelli non pensa proprio dì spiegare ciò che auspica Tebas, ma a combattere proprio quel sistema caratterizzato da “un operatore monopolistico che guida un business come il calcio”.
Attenzione infine alle parole del Presidente Agnelli su un’altra italiana coinvolta nel progetto: l’Inter “Aspetterò che la giustizia europea dica se l’attuale organismo è idoneo. Undici club su 12 sono ancora vincolati”. La 12ª è l’Inter, che aveva una clausola d’ingresso legata all’ok dell’assemblea”. In pratica questo cavillo non permette di partecipare nel caso in cui anche solo uno sponsor non sia d’accordo e così e stato. Ora il club meneghino è forzatamente fuori… ma tutti gli altri? Staremo a vedere, nella prossima puntata.
Stefania Cattaneo


