“Io spero Paradiso“, il film diretto dal regista Daniele Pignatelli, e già pluripremiato in diversi festival internazionali, sarà proiettato in sala ufficialmente per la prima volta il 10 ottobre 2024, presso il cinema Rondinella di Sesto San Giovanni, situato in Viale Matteotti 425. La proiezione, che inizierà alle ore 21:15, rappresenta una tappa importante per il film, che finalmente sarà accessibile al grande pubblico, dopo mesi di attesa e anticipazioni. La serata promette di essere un’occasione speciale per gli amanti del cinema, che potranno scoprire una pellicola già acclamata dalla critica e incontrare il regista, padre di questa opera dal carattere sociale ore che cinematografico.
Realizzato in associazione con Haibun e con il prezioso sostegno divulgativo della Fondazione Opera Don Bosco Onlus, il film rappresenta un progetto unico, nato dalla collaborazione con i detenuti del Carcere di Opera; un documentario profondo che esplora le potenzialità di rinascita e riscatto, ribaltando la visione comune del carcere come luogo esclusivamente punitivo.
“La particolarità principale di questo film è che, pur partendo da un mio script, la maggior parte delle cose sono avvenute all’improvviso nel corso della realizzazione e questo ci ha obbligati ad una attenzione e concentrazione costante per poter cogliere al volo qualsiasi momento importante: chi mai avrebbe potuto prevedere che dopo solo 6 mesi dall’inizio delle riprese i nostri detenuti sarebbero potuti uscire per la prima volta dopo anni per incontrare Papa Francesco in Vaticano? Ecco questo modo di lavorare “realizzare, scoprire e cambiare continuamente il film ‘facendolo'” è stato veramente entusiasmante rendendo anche noi stessi non solo testimoni ma anche quasi co-protagonisti“, così Daniele Pignatelli racconta la sua impresa di registra all’interno delle mura di Opera.
Io spero Paradiso si distingue per la sua capacità di umanizzare i protagonisti, tre detenuti che vivono un percorso di redenzione e trasformazione personale. L’opera non si limita a testimoniare le condizioni delle carceri italiane, ma propone una narrazione che mostra come, anche nelle situazioni più estreme, sia possibile trovare una via verso il cambiamento, la crescita interiore e la riconquista della dignità.
Il carcere, nel film, diventa non solo uno spazio fisico di reclusione, ma anche un luogo di confronto con le proprie colpe, di riflessione e di ricostruzione di sé stessi. Attraverso le storie di tre detenuti, il film mette in luce come il sistema penitenziario possa e debba evolversi, favorendo un percorso di rieducazione che vada oltre la punizione. La rinascita raccontata nel film è un percorso fatto di piccoli passi, di errori e di riconciliazione, non solo con la società ma anche con il proprio passato.


