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mercoledì , 4 Novembre 2026
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Sesto, riqualificazione aree Falck: il progetto continua a suscitare polemiche

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Continua a far discutere a Sesto San Giovanni il progetto per la riqualificazione delle ex aree Falck. In particolare suscita polemiche il piano edilizio con il quale i “padroni ” di Milano Sesto intendono costruire mille appartamenti. In due parole: solo cemento. Non solo. Questo programma porterà alla trasformazione di un quartiere che dall’essere popolare diventerà una zona abitativa di pregio con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle case. Un fatto sottolineato dai cittadini residenti nelle vie Acciaierie e Mazzini che – in un post su Facebook -hanno fatto sentire la propria voce. Da un lato accusano l’Amministrazione comunale di disinteressarsi della questione, dall’altro rimproverano ai partiti di minoranza di tentennare.


“All’indomani dell’Assemblea di Assolombarda lo scorso 1 luglio presso le aree ex-Falck, Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di MilanoSesto, ha rilasciato un’intervista a Il Sole 24 Ore. Lasciamo a voi la piacevole lettura di quel che diventerà la nostra città, con il caloroso benestare di questa amministrazione cittadina e fra i tentennamenti dei partiti di minoranza. Invitiamo però a soffermarvi sulla risposta nella quale si dice “Sempre in quest’area, chiamata “Unione 0”, verranno costruiti mille appartamenti in edilizia libera e convenzionata, caratterizzati da un modello nuovo: non solo offerta di spazi, ma anche e soprattutto di servizi.” Avete letto bene: 1.000, dicasi mille appartamenti: semplicemente un’assurdità in una città già ai vertici nelle classifiche italiane negative di densità abitativa e consumo di suolo.  Però, rassicura il dottor Bonomi, non viene offerto solo lo spazio, ma vengono aggiunti anche e soprattutto  i “servizi”, che non saranno gratuiti, immaginiamo, quindi ben lontani dal pensare che questi appartamenti avranno come target famiglie con un reddito che, se va bene, potremmo definire medio-basso come è la maggior parte della cittadinanza residente.   Avremo quindi una città nella città, una completamente diversa dall’altra, una parte nobile, chiusa, a pagamento e la parte plebea a cui fare ombra, alla faccia della ricucitura tra città costruita e in costruire. Forse quando si parla di ricucitura è solo per indicare la vicinanza di spazi, non certo di rispetto per la storia di questa città. A proposito di rispetto della memoria di una città, avete mai sentito parlare di “gentrificazione”? Questa la definizione da dizionario: “Trasformazione di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni”.  La “gentrification” (da “gentry” piccola nobiltà, termine introdotto dalla sociologa inglese Ruth Glass) è un processo complesso che comporta il miglioramento fisico del patrimonio immobiliare, il cambiamento della gestione abitativa da affitto a proprietà, l’ascesa dei prezzi e l’allontanamento o sostituzione della popolazione operaia esistente da parte delle classi medie. Questi cambiamenti si verificano nelle zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi. Nel momento in cui queste zone vengono sottoposte a riqualificazione e miglioramento urbano, tendono a far affluire nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi. In verità, a noi pare che qualcosa di simile stia succedendo anche al nostro quartiere e non riteniamo che questo sia un bene per chi la città già la abita. E per chiudere con Alessandro Manzoni: Caro Signor MilanoSesto e compagnia cantante “Non sempre ciò che vien dopo è progresso”. Ma di questo ne siete sicuramente ben consapevoli, solo che il momento è decisamente propizio agli affari e va “aggredito”. E’ una logica che si può anche comprendere, ma certamente non condividere. Soprattutto da chi ha veramente a cuore il futuro di Sesto San Giovanni”.

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