Si è svolto il presidio dell’Unione Inquilini di Sesto San Giovanni contro lo sfratto di 7 famiglie che da quattro anni alloggiano nel residence Puccini di viale Gramsci in attesa dell’assegnazione di una casa popolare. “Appena insediata, l’attuale Giunta comunale ha tentato di buttare in strada queste famiglie – sostiene l’Unione Inquilini -. Siamo riusciti fino ad ora a rinviare l’esecuzione dello sfratto con la sospensione dei pagamenti al proprietario del residence e a impugnare le finite locazioni avviate dall’assessore alla Casa”. Anche ieri il sindacato ha ottenuto un rinvio degli sfratti fino a febbraio. “Ma il nostro obiettivo – sottolinea Unione Inquilini – è anche quello di costringere la Giunta di Sesto a farsi carico dell’emergenza sfratti presentando al prefetto l’elenco delle famiglie che possono utilizzare la normativa per le morosità incolpevoli assegnando in via temporanea degli alloggi Sat”. La sigla sindacale martedì prossimo incontrerà il prefetto per discutere delle iniziative che la Prefettura intende mettere in atto “per sostituirsi alle assenze colpevoli dell’Amministrazione comunale” e “per garantire il passaggio da casa a casa di chi si trova a dover lasciare il proprio alloggio”. “A Sesto sono 670 gli sfratti in esecuzione. Valuteremo – dichiara Unione Inquilini- l’opportunità di denunciare la Giunta di Sesto per omissione di atti d’ufficio. Ma oggi abbiamo l’urgenza di evitare che centinaia di famiglie finiscano in strada nonostante le soluzioni ci siano: abbiamo 150 alloggi pubblici vuoti che non vengono messi in assegnazione; il fondo comunale sub-affitti viene utilizzato per scopi diversi da quello di stipulare contratti con i piccoli proprietari di case per poterle sub-affittare alle famiglie in difficoltà alloggiativa; le assegnazioni in emergenza sarebbero possibili se solo il Comune rispettasse il Regolamento Regionale“. “Centinaia di famiglie – conclude il sindacato – da anni vivono con l’angoscia dello sfratto che incombe, con un reddito che non consente di affittare una casa sul mercato libero, con agenzie private che si rifiutano di stipulare contratti con immigrati o con persone che hanno un lavoro a tempo determinato, con istituzioni pubbliche che non vogliono, e a volte non sanno, svolgere il loro ruolo. Anche la Prefettura ha delle responsabilità e non può girarsi dall’altra parte”.


