Il Covid-19 e le continue restrizioni hanno causato incertezza economica per molte attività commerciali. A Sesto San Giovanni, ed in generale tutta la Lombardia, ad un passo dalla zona gialla, sono ancora numerose le saracinesche abbassate. Tra le tante categorie colpite dalla chiusura c’è quella dei centri estetici. Sorge un dubbio. Ma come mai i parrucchieri sì e i centri estetici no? Sembra strano come queste due attività, dal principio sempre associate soprattutto in tema di Coronavirus e norme da seguire, ad oggi siano trattate in maniera completamente differente. Infatti girovagando per le vie di Sesto, ma non solo, i saloni di parrucchieri hanno ripreso ad operare già da tempo, mentre i centri estetici sono costretti alla chiusura. I due, sotto lo stesso cappello dei “servizi alla persona”, La differenza? I primi svolgono le loro attività in piena regola seguendo ovviamente tutti i protocolli e le norme di sicurezza, i secondi attendono la riapertura. Pensiamo allora: ci sono differenze significative tra le due attività che possano portare a una discriminazione così evidente? No, non ci sono. Pertanto il rapporto professionista-cliente è comunque di 1 a 1. Un contatto diretto e ravvicinato che però con le giuste precauzioni non può essere motivo di contagio.
Tutto ciò che viene utilizzato all’interno dei saloni deve comunque essere disinfettato (la poltroncina, il lettino…) e il locale arieggiato prima di dedicarsi ad ogni cliente. Mascherina e guanti le munizioni personali e, perché no, per eccedere nella protezione il disinfettante per le mani a portata di tutti. Assembramenti evitati grazie agli appuntamenti e ai turni lavorativi del personale che viene necessariamente dimezzato se eccessivo. “Un’attesa. Un’attesa che sembra ormai infinita per chi come noi ha fatto della professione la propria vita. Non ne posso più di passare di fronte al mio salone e vedere tutto chiuso. Mi sembra di non avere più occasione per essere ripagata da quello che amo fare. Ho investito denaro e risparmi per poter proseguire con la mia attività, ma non c’è stato dato modo alcuno di farlo” queste le parole di una professionista, nonché proprietaria di un centro estetico nel centro storico di Sesto che non vede quella famosa luce in fondo al tunnel che potrebbe essere rappresentata dalla zona gialla. Si aggiunge la voce titubante di un’altra professionista che purtroppo non ha retto economicamente l’onda d’urto: “Mi ritrovo in una crisi economica senza eguali. Le mie dipendenti sono a casa da mesi ed io cerco di pensare a ciò che mi riserverà il futuro. Ho dovuto chiudere ed ora non so più quali prospettive avere. Non so cosa fare.”.
L’Unione degli Artigiani di Milano e Monza Brianza si è espressa a riguardo sostenendo che anche i centri estetici hanno investito denaro per munirsi delle protezioni necessarie che consentissero loro di poter proseguire le loro attività ed è quindi giusto premiare questo impegno consentendone la riapertura. Inoltre non ci sono mai state evidenze di contagio per lo svolgimento dell’attività estetica e l’assembramento può essere evitato in maniera molto semplice: organizzando appuntamenti scaglionati, come nel caso dei parrucchieri. Un altro rischio, apparentemente passato inosservato, non è da sottovalutare: è più controllabile un centro estetico aperto regolarmente che svolge la propria attività oppure lo stesso servizio fatto a domicilio, in nero? Chissà che la nostra piccola grande Sesto San Giovanni, come tutta Milano, la Lombardia e, pensando in grande, l’Italia riuscirà a riprendersi da questo brutto sogno. Chissà se rivedremo le nostre piazze cittadine nella baldoria di ragazzi che si ritrovano, senza avere paura. Nelle colazioni del weekend, nelle giornate di sole che attirano bambini con il gelato in mano dopo scuola. Intanto chiediamo di rivedere le saracinesche dei nostri centri estetici alzate.
Sara Caponetto


