Ha lasciato un grande vuoto a Sesto San Giovanni la scomparsa del dottor Roberto Trezzi, medico di base che operava nell’ambulatorio in zona Marelli. Il maledetto Coronavirus se l’è portato via a soli 66 anni. In queste ore si sono susseguiti sui social tantissimi messaggi di rammarico per la sua prematura morte ma anche di stima e di affetto per la splendida persona che è stata in vita. I pazienti, le istituzioni e tanti altri organi cittadini gli hanno dedicato un ultimo pensiero. A questo appello non potevano mancare anche i colleghi con i quali il dottor Trezzi ha condiviso la sua professione. Tra questi il dottor Eugenio Redaelli, 73 anni, per tanti anni impegnato nel centro trasfusionale dell’ospedale di Sesto, pensionato dal 2013. Dal 1989 al 2016 è stato è presidente dell’associazione dei medici di Sesto. “Siamo stati colleghi per tantissimi anni- spiega il dottor Redaelli-. L’ho sempre stimato e come uomo e come medico. Io ho una convinzione: nella nostra professione esiste chi è medico e chi lo fa. Lui apparteneva alla prima categoria. Si è sempre preso cura con dedizione dei propri pazienti. Ricordo quando tra gli anni 2013-2014 il Comune di Sesto ha dato accoglienza ad una trentina di profughi che aspettavano di ottenere accoglienza come rifugiati politici. Molti di loro avevano bisogno di un supporto sanitario. Chiesi al dottor Trezzi la sua disponibilità. Lui me la diede subito, senza pensarci due volte. Non si tirava mai indietro quando si trattava del suo lavoro. C’era bisogno di un medico durante le gare sportive? Su di lui si poteva contare. Era un uomo molto generoso che trattava i colleghi con estrema correttezza. Mai sentito dire una parola fuori posto sul loro operato. Questa perdita crea in me e in tanti miei colleghi profondo dispiacere“. Gli fa eco la dottoressa Vanna Avoledo, tutt’ora in attività, proprietaria dell’ambulatorio di via Timavo e attuale presidente dell’associazione dei medici di Sesto. “Il dottor Trezzi prima di essere un valido medico era un’ottima persona, precisa, puntale- riferisce la dottoressa Avoledo-. Una persona presente ma discreta, lavorava con scrupolo. Talvolta anteponendo il benessere altrui al suo. Nonostante la stanchezza del periodo non ha mai abbandonato i suoi pazienti. Ci siamo conosciuti circa 20 anni fa. Io avevo appena ottenuto la convenzione per praticare la mia professione. Ricordo che mise a mia disposizione per un anno il suo studio in zona Marelli nel quale mi sono aggregata. E’ stata una brutta perdita. E’ una di quelle persone la cui presenza è sempre data per scontata. Ma non è così, tutti purtroppo ce ne andiamo da questo mondo. Il dottor Trezzi si faceva rispettare ma senza essere brusco. Su di lui si poteva sempre fare affidamento. Non lo faceva mai pesare. Mi piacerebbe sapere, e voglio anche sperarlo, che i pazienti che ora elogiano la sua bravura lo abbiano fatto anche quando era in vita. E che il bene da lui fatto sia stato riferito ed apprezzato. Questo non è solo il mio pensiero. E’ quello di tanti colleghi che hanno avuto l’onore di conoscerlo. E io voglio farmi portavoce di questo sentire comune”.
Diego Mandarà


