Gli abitanti di Cascina Gatti si stanno mobilitando per trovare una soluzione alla triste storia che vede protagonista Paolo (nome di fantasia), disabile medio-grave, ricoverato per Covid all’ospedale Bassini di Cinisello. Una volta guarito, nonostante le sue condizioni, come denuncia don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità, dal 1986 a Cascina Gatti, al Corriere della Sera, che nella sua edizione odierna ha dedicato un ampio servizio alla vicenda, dovrà trasferirsi in un centro in provincia di Pavia. Don Colmegna parla di “modalità allucinante” e di “disumanità”. Ma andiamo con ordine. Dal primo aprile, con un bando comunale vinto dalla cooperativa sociale Dolce di Bologna, la Comunità di Cascina Gatti ha cambiato destinazione d’uso: da comunità socio sanitaria è passata ad essere socio educativa. In altre parole: non è compatibile per gli ospiti con bisogni speciali. Paolo, che ha 60 anni e ha vissuto tutta la vita a Sesto, si esprime a fatica e le sue capacità cognitive sono compromesse. Ancora non sa cosa lo aspetta. A meno di grossi stravolgimenti dell’ultimo momento non tornerà nella sua camera che da sempre considera come una casa. “Dalla cartella clinica si evince che Paolo è una persona con un forte deterioramento cognitivo e fisico” spiega l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Sesto Roberta Pizzochera sottolineando come in questi casi “le soluzioni indicate sono Rsa e Rsd”. Il protagonista della vicenda non solo dovrà lasciare Sesto ma anche la Lombardia visto che, come specifica Pizzochera, “non ci sono posti”. “Appena possibile accompagneremo la madre a trovare il figlio”, conclude l’assessore del Comune. C’è però un “piccolo” problema: la madre di Paolo è anziana ed è in cura oncologica. La sorella si è trasferita in Sicilia. Entrambe sono state informate della decisione a fatto compiuto. Ora sono numerosi gli appelli dei cittadini sestesi rivolti al sindaco Roberto Di Stefano nel tentativo di trovare una soluzione al problema. La principale richiesta è quella di prendere in considerazione un percorso su misura per Paolo dandogli così il diritto di scegliere il luogo in cui vivere. E’ auspicabile un intervento che possa tendere la mano ad una persona affetta da disabilità, legata alla città in cui è nato e cresciuto. Si tratta pur sempre di un essere umano.
Foto Corriere della Sera


