In meno di 24 ore sono state raccolte più di mille firme contro la riconversione dello storico ospedale di Sesto San Giovanni. La notizia continua ad interessare sempre di più la cittadinanza. Molti sestesi, soprattutto quelli di una certa età, sono preoccupati per le sorti del reparto maternità del nosocomio. “Rischiamo di tornare a 50 anni fa-dice un anziano signore- quando per nascere le donne dovevano andare a Monza o Milano. Nella statistica tante persone di Sesto risultano nate fuori città. Non vorrei che la storia si ripetesse. Dobbiamo difendere il nostro ospedale, non siamo una città di Serie B”.
Nel testo della petizione si legge “Sappiamo che la situazione è molto grave, ma ascoltateci. Non chiudete il punto nascita. Lasciate questo importante punto di riferimento per chi abita nell’hinterland di Milano. Lasciate che almeno in un momento di gioia come la nascita le famiglie possano godere di un pizzico di normalità che in questo periodo manca a tutti noi. Non lasciate sole le neomamme e le nuove famiglie. Senza dimenticare anche tutto il personale impiegato in questa struttura”.
Nei giorni scorsi la notizia era stata smentita dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera il quale aveva precisato che “Regione Lombardia, sui servizi e le prestazioni dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, non ha assunto alcuna decisione sul Pronto soccorso e sul punto nascita. La struttura della Fiera permette di concentrare e accogliere i pazienti più gravi aumentando sicurezza ed efficacia della cura. Non ci sono documenti della Giunta o della Direzione Generale Welfare che stabiliscono la chiusura del punto nascita o del Pronto soccorso dell’ospedale di Sesto San Giovanni”. Precisazioni sulla questione erano arrivate anche dal sindaco Di Stefano “I professionisti che saranno trasferiti temporaneamente in Fiera, presi dagli ospedali hub, non andranno a intaccare minimamente il funzionamento dei presidi territoriali locali”. Nonostante le smentite tra i sestesi resta la preoccupazione per il futuro dell’ospedale cittadino.


