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sabato , 12 Settembre 2026
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Sanità, per il prof. Mario Garattini l’Italia è il Paese che usa più antibiotici e manca la medicina territoriale

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Questa mattina è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, ospite della trasmissione di approfondimento ‘L’Italia s’è desta’ condotta dal direttore del giornale radio Gianluca Fabi e da Roberta Feliziani, Mario Garattini, presidente e Fondatore dell’Istituto Mario Negri. Sull’allarme lanciato dall’OMS riguardo l’antibiotico resistenza ha dichiarato: “è un problema reale, l’impiego razionale degli antibiotici ha creato quello che ci si aspettava, cioè che determinati batteri imparano a convivere con gli antibiotici e sviluppano delle difese per cui gli antibiotici non sono attivi. L’italia è purtroppo un paese che primeggia da questo punto di vista anche se è un primato che non vorremmo avere. Noi nel 2022 abbiamo avuto qualcosa come 10mila morti determinati dal fatto che le infezioni che si sono sviluppate, soprattutto ospedaliere, non hanno trovato degli antibiotici che fossero attivi. È un terzo di tutta la mortalità che avviene in Europa dove si calcola che siano stati 30mila i morti dovuti all’antibiotico resistenza. Noi siamo, in rapporto con la popolazione, i maggiori utilizzatori di antibiotici”.

Secondo il professore Garattini le ragioni sono le seguenti: “i medici prescrivono spesso antibiotici per malattie virali a scopo preventivo ma questo è un errore perché l’antibiotico si prescrive quando c’è qualcosa da colpire. La seconda ragione è dovuta al fatto che l’Italia è un paese in cui abbiamo un gran numero di allevamenti intensivi, si calcola che vi siano 8 milioni di bovini, 9 milioni di suini, 500 milioni di gallinacei e questi allevamenti intensivi, per evitare infezioni che sarebbero disastrose, utilizzano molti antibiotici e naturalmente questi antibiotici concorrono a realizzare la dipendenza. Infine c’è anche un notevole uso di antibiotici per animali domestici come cani e gatti”.

Il problema secondo Garattini è anche nelle confezioni degli antibiotici: “in Inghilterra i medici prescrivono 12 compresse e il farmacista dà 12 compresse, quelle che sono appunto necessarie per una terapia; da noi purtroppo non si riesce a ottenere questa situazione”.

Secondo il professore Garattini: “in Italia la ricerca è considerata una spesa mentre invece è un investimento. Noi abbiamo la metà dei ricercatori della media europea, spendiamo 1,2% del pil mentre la media europea è 2,2%. Se noi dovessimo adeguare la nostra spesa a quella di un paese vicino come la Francia dovremmo spendere 22 miliardi all’anno e questo è uno dei motivi per cui i giovani se ne vanno all’estero”.

In Italia “i giovani ricercatori sono pagati male e hanno grandi difficoltà rispetto agli stranieri. Se si deve fare una sperimentazione animale per utilizzare un topo c’è una burocrazia spaventosa, da noi ci vogliono 6 mesi negli altri paesi europei in poche settimane si ha l’autorizzazione”.

Sulla sanità pubblica ha infine concluso: “il nostro personale sanitario, medici e infermieri, è pagato male. Sono pagati peggio della media europea. Manca sostanzialmente la medicina del territorio e quindi manca la medicina di prossimità. La gente va al pronto soccorso perché non trova aiuto da parte di medici di medicina generale che di fatto andavano bene tanti anni fa; oggi la medicina è diventata complessa. Noi infatti crediamo molto nelle case della comunità: 20, 30 medici che si mettono insieme e che assicurino ambulatori aperti 8 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Questo darebbe grande respiro ai pronto soccorso”.

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