Lo scorso marzo ci lasciava don Agostino Sosio, 66 anni, ex sacerdote dei Salesiani della Parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice di Sesto San Giovanni, per complicanze dovute al coronavirus. La notizia aveva lasciato di sasso i fedeli. In questi giorni l’organizzazione religiosa dei Salesiani ha scritto una lettera collettiva per ricordare la sua importante figura. Tante le testimonianze e i ricordi di chi lo ha conosciuto. Ecco un estratto della missiva :
Caro don Agostino, tu sei stato il “mio secondo successore” come Ispettore nella ispettoria lombardo emiliana. Ti ricordo con stima e affetto per la tua profonda vita spirituale, per la tua bontà e umiltà, per la tua pazienza e saggezza, per la tua capacità relazionale e vicinanza a tutti. La passione apostolica e la creatività pastorale ti hanno contraddistinto. Ora io ho preso il tuo posto; avrei desiderato averti a fianco in questo periodo di passaggio nel servizio alla comunità pastorale “S. Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco” di Sesto San Giovanni che mi è chiesto, per apprendere da te il cammino fatto e il cammino da continuare, per conoscere le situazioni e soprattutto 14 per avvicinarmi alle numerose persone che costituiscono la comunità pastorale. Sulla tua stessa strada desidero vivere la comunione, creare comunione, essere persona di comunione. Caro don Agostino, ti offro ora una selezione di testimonianze, da parte di alcuni salesiani e di coloro che ti hanno conosciuto specialmente nell’ultimo periodo della tua vita. Leggendo questi ricordi, riconoscerai i loro volti e le loro storia. La comunità pastorale di Sesto ha sofferto per la tua perdita improvvisa e non ha potuto salutarti e ringraziarti, neppure per le esequie; per questo troverai qui di seguito maggior spazio dedicato a essa. Non tutti hanno potuto esprimerti la loro riconoscenza. Tanti ricordi rimarranno nel cuore di ognuno, anche nel mio cuore, come semi che porteranno frutti; essi saranno la miglior testimonianza di ciò che sei stato per tutti noi.
Don Francesco Cereda (neo direttore della comunità pastorale di Santa Maria Ausiliatrice)
“Don Agostino ha vissuto il suo ministero come salesiano zelante e intelligente. Nel suo ministero di parroco è stato autorevole, generoso, presenza significativa per la parrocchia e per il decanato”.
Arcivescovo di Milano Mario Delpini
Volentieri mi unisco al ricordo per don Agostino. E’ un ricordo plurale, di me come immagino di tanti altri che come me lo hanno incontrato e ben voluto, stimato ed apprezzato. E’ un ricordo anche struggente a motivo della terribile epidemia che ce lo ha improvvisamente strappato, dopo qualche settimana di trepidazione e di ansia. Ma soprattutto vorrei che fosse un ricordo che, insieme alle lacrime, conservasse pure quel sorriso e quella cordialità che accompagnavano sempre questo confratello nel ministero. Don Agostino non si accontentava di sorridere – questo lo facciamo un po’ tutti – ma era lui stesso un sorriso, un sorriso aperto e gioviale. Mi ricordava un prete amatissimo della nostra chiesa milanese, don Giovanni Moioli, grande maestro del Seminario di Venegono, il quale insegnava e parlava a noi studentelli di teologia non smettendo mai di 18 sorriderci. Ne ho tratto la convinzione che il Mistero di Dio deve poter spalancare le nostre labbra per esprimere l’incanto e il miracolo di una vita bella e davvero nuova nello Spirito. Don Agostino ha sempre sorriso, accogliendo i momenti belli della sua vita di prete come anche le inevitabili difficoltà o complessità. E faceva in tutti i modi, anche spazientito, perché non fosse sopraffatto dalla rabbia. Se avevi bisogno era sempre pronto a dare una mano, prova tangibile di un sorriso autentico e non di facciata. La cordialità del suo sorriso aveva a che fare con il suo cuore, quel cuore coraggioso e sensibile che non ha mai smesso di battere nella felice vocazione di don Bosco e in tutti gli anni di ministero. Gli domando umilmente scusa per le volte che avrei certamente potuto essere con lui più affabile e cortese e gli chiedo il dono di imparare anch’io a sorridere di più agli altri e alle cose, non solo quando va a me, per diventare così più capace di assecondare i tanti momenti della vita sacerdotale. Da ultimo, Don Agostino portava bene i suoi anni perché portava bene la sua vita come pure il suo ministero. Era davvero contento di quanto viveva, e questo – nel nostro tempo sempre più incline all’insoddisfazione e allo scontento – ne faceva un testimone prezioso di una vita riuscita e bella. Possa dal cielo accompagnarci con il suo sorriso e la sua benedizione. Con affetto.
Don Nuzzolese Leone (decano del Decanato di Sesto San Giovanni)
Carissimo don Ago, la prima volta che ho avuto modo di incrociare la mia vita con la tua è stata a Sondrio, in occasione del mio tirocinio: tu terminavi il tuo mandato come direttore e io entravo nel convitto. La tua fama emergeva continuamente: giovani, famiglie, comunità, … tutti parlavano bene di te, tutti avevano un bel ricordo di te da raccontarmi, e io ne rimanevo meravigliato. Da ispettore mi hai accompagnato nei passi verso il sacerdozio, con pazienza e custodia costante nei miei confronti. Da uomo saggio e semplice della montagna, hai avuto la forza e il coraggio di mettermi in contesti in cui c’erano persone ed esperienze che mi avrebbero messo dentro un seme che è germogliato e mi ha reso quello che sono. 19 A volte ci è concesso di essere straordinari, non sapere o presumere di sapere tutto, ma essere capace di creare le occasioni in cui trovare persone straordinarie e non mollarle più. Ecco cosa vuol dire educazione. Diventato prete, ricordo ancora il mio colloquio con te a Brescia e poi quello in cui mi hai chiesto di venire con te nel centro ispettoriale, come tuo delegato per la pastorale giovanile. Con il cuore affranto per il sacrificio che mi chiedevi, non potevo dirti di no, perché – guardandoti – mai si poteva farlo. Nei tre anni accanto a te, ho conosciuto il tuo cuore più in profondità. Le prove che hai affrontato con tenacia, senza mai crollare: i direttori defunti, gli scandali, le fatiche delle comunità. Nei giorni in cui i problemi si facevano più grandi, ti vedevo passeggiare nel corridoio al II piano con il rosario in mano: così lasciavi che Maria facesse la sua opera e si manifestasse “Aiuto dei Cristiani”. Al termine del tuo mandato da Ispettore, quando potevi stare tranquillo verso la tua destinazione, ti sei caricato dell’ultimo passo da compiere: sostituire don Nunzio nella Parrocchia di Sesto san Giovanni. Quante ne hai passate, ma tu non hai mai pensato a te, preoccupandoti sempre per tutti, e l’hai fatto fino alla fine. Ti ho rincontrato qui a Sesto san Giovanni, e mi hai accompagnato ogni giorno, come all’inizio del mio cammino. Buon pastore con tutti, con la preoccupazione di fare “la verità nella carità”, ma la carità doveva venire sempre prima. Ogni volta che mi vedevi più affaticato, sorridendo, mi dicevi semplicemente: “Quante ne hai addosso…”. E mi davi la forza per andare avanti. Oggi è la Festa dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria. Oggi in Paradiso ti ha preceduto il tuo compagno e amico don Angelo Moreschi. Oggi sarebbe stato il giorno dell’inizio di un cammino bello e impor- 20 tante di tua nipote, che come Maria ha detto il suo sì. Hai voluto fare le cose bene fino alla fine, come si addice alle persone grandi, quelle cioè “con il cuore grande come la sabbia del mare”, come il nostro Padre Don Bosco. “Quando un Salesiano muore lavorando per le anime – dice don Bosco – la Congregazione ha riportato un grande trionfo”. Lui ti accolga e ti doni il meritato riposo del giusto. Grazie, di cuore.
Don Cesari Elio (direttore della comunità salesiana Opere Sociali Don Bosco)


