La storia di oggi ci riporta all’epoca buia del terrorismo politico della fine degli anni ’70. Sono anni di tensione culminati con l’omicidio di Moro e la politica repressiva dello Stato che aveva portato, nei 18 mesi successivi, ad importanti arresti fra le Brigate rosse, grazie anche alla legge sui pentiti. La colonna milanese Walter Alasia promuoveva autonomamente azioni di lotta violenta con esecuzioni mirate ad alti dirigenti di società ove la protesta operaia era più pressante. La società Ercole Marelli, che aveva aperto i propri stabilimenti a Sesto San Giovanni sin dal 1912, viveva nell’anno 1980 un periodo drammatico, prossima alla chiusura. Gli accordi sindacali raggiunti per il trattamento economico da riservare alle migliaia di operai, avevano trovato il malcontento delle frange più estremiste, e da qui l’interessamento dei brigatisti. Il 12 novembre 1980, Renato Briano, direttore del personale della Marelli, ed in prima linea per la contrattazione coi sindacati, venne pedinato lungo il tragitto per andare al lavoro.

All’interno della metropolitana milanese, nei pressi della fermata di Gorla, due giovani a volto scoperto gli spararono a bruciapelo due colpi di pistola alla testa, uccidendolo sul colpo. I due assassini, in mezzo a passeggeri terrorizzati, dichiarano l’appartenenza alle brigate rosse e si dileguarono indisturbati. L’omicidio, come prassi dell’epoca, venne prontamente rivendicato grazie ad una telefonata all’Ansa fatta poco dopo, e successivamente su Radio Popolare. Le brigate rosse alzavano così il tiro rispetto agli ultimi tempi; non più agguati in luoghi appartati ed a volto celato, ma con molta sfrontatezza in mezzo alla folla, senza alcuna remora nell’essere riconosciuti.
Solo due settimane dopo, infatti, sarebbe stato ucciso, con modalità analoghe, anche Manfredo Mazzanti, dirigente Falck. L’omicidio di Briano è tornato alla ribalta in questi giorni, grazie all’arresto, avvenuto in Francia, di Sergio Tornaghi, uno dei due giovani brigatisti responsabili, e condannato in via definitiva all’ergastolo. Il Comune di Sesto San Giovanni ha deliberato da tempo di intitolare una via al dirigente, vittima del vile attentato.
Avv. Nicolas Colnaghi


