Oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e Auser Lombardia ha promosso un webinar online aperto a tutti per diffondere alcuni messaggi chiave, con l’aiuto di numerosi ospiti, professionisti e studenti per parlare di un argomento che ad oggi più che mai con il femminicidio di Giulia Cecchettin, sembra essere una piaga costante della nostra società.
Elisabetta Spaini ha aperto l’incontro con la lettura di una poesia di Lella Costa, dalla quale è emerso come al giorno d’oggi i giovani siano esposti a molti più pericoli rispetto al passato e che non sapendoli affrontare molto spesso anziché cadere “nella tana del Bianconiglio si ritrovano a cadere nella tana del loro aguzzino“; la cosa più spaventosa è che questi tipi di violenze vengono commesse da ragazzi sempre più giovani e questo dovrebbe farci porre delle domande, se un ragazzino non ancora maggiorenne commette un’atrocità come una violenza sessuale nei confronti di una sua coetanea, com’è successo nello stupro di Palermo, la nostra società può davvero considerarsi sana? La risposta ovviamente è no, ma la domanda che sorge spontanea a questo punto è: c’è un modo per debellare questa piaga? A questo ha risposto Tiziana Scalco (presidenza AUSER Lombardia) affermando che solo lo stato può fare concretamente qualcosa, che in un mondo ormai amplificato dai social dove le violenze non sono più soltanto fisiche e che quelle psicologiche sono perpetrate anche quando la vittima è lontana fisicamente dal proprio aguzzino con l’uso di app di messaggistica istantanea o in casi più gravi attraverso la diffusione di materiale pornografico, chi è a capo del nostro governo dovrebbe prestare più attenzione e soprattutto lavorare per trovare una soluzione.
Ma da una politica guidata solamente dalla voglia di ricevere i voti dai propri elettori non accadrà mai, fin quando una fetta sostanziale di questi elettori non griderà a gran voce la voglia di cambiare questo meccanismo malsano, e non solo all’ennesima notizia di una violenza di genere, in modo costante e fermo le cose resteranno così come le conosciamo oggi, dove solo il 12% dei fondi stanziati per questo tipo di violenza sono usati per prevenirla e ben l’80% per aiutare le vittime, quindi possiamo ben capire che ad oggi l’organizzazione politica lavora a posteriori dell’avvenuta violenza e non prevenendola.
Alessandra Kustermann presidente SVS Donna aiuta Donna ed ex primaria della clinica antiviolenza Mangiagalli, spiega quanto nella società attuale si è diventati incapaci di recepire i segnali, segnali di comportamenti tossici nei comportamenti dell’uomo, e nelle giovani donne non saper riconoscere i primi campanelli d’allarme di una relazione tossica.
“non voglio che tu esca con le amiche, non ti basto io?… sono geloso perché ti amo”
La violenza psicologica è di fatto molto più pericolosa di quella fisica poiché tramite essa la vittima si lega al suo carnefice rendendo il processo di distacco molto difficile se non impossibile, in Italia 1 coppia su 10 ha una relazione dove il partner ha un comportamento maltrattante e sono prevalentemente gli uomini a esercitare questo tipo di violenza, uomini che normalmente al di fuori del sfera affettiva non considereremmo cattivi, anzi molto spesso sono dei grandi manipolatori che da occhi esterni sembrano di successo e molto empatici.
ma cosa esattamente spinge i giovani uomini o, peggio ancora, i ragazzini a non sapere gestire un rifiuto?
Secondo Daniele Fiorin, docente di scienze motorie e direttore sportivo GS cicli Fiorin, la risposta è tutta nelle famiglie di questi ragazzi:
I genitori sono cambiati, si sostituiscono a loro e gli danno sempre ragione, questi ragazzi non hanno mai torto quindi quando si trovano nel mondo reale e devono interfacciarsi alla vita non sanno reagire. Lo sport può educare al no… . Se io non faccio capire che la sconfitta fa parte del gioco, poi non riescono a gestirla. Non conta il risultato ma conta la propria prestazione ripeto sempre ai miei ragazzi.
Social e tecnologia alleati o veicoli di violenza?
Questa è stata la domanda posta a Federico Ferrazza (direttore di Wired Italia) alla quale ha risposto che la violenza c’è sempre stata, anche prima dell’avvento dei social ma che con questo nuovo strumento è diventata ancor più pericolosa rispetto al passato
Abbiamo un’amplificazione di alcuni fenomeni che prima dei social esistevano ma che ora possono diventare di dominio pubblico… I giovani hanno una scarsa consapevolezza della potenza digitale
E afferma che per rendere i giovani più consapevoli e rispettosi delle emozioni, dei sentimenti e del corpo altrui l’educazione sessuale dovrebbe finalmente essere introdotta nelle scuole:
L’educazione sessuale, che per i più bigotti la scuola dovrebbe starne fuori, dovrebbero invece vederla come l’opportunità di aiutare tutti quei ragazzi con delle famiglie più chiuse e meno stabili a sapersi approcciare ad una società che sta cambiando, a rispettare gli altri essere umani.
Numerose ormai le notizie che vedono come protagoniste giovani donne assassinate o stuprate, e ancora più numerosa la mancanza di tatto e rispetto all’interno di quegli articoli che dovrebbero fungere da veicoli per trasmettere la notizia in modo consono e rispettoso per colei che ha subito violenza o per la sua famiglia. Giusy Fasano scrittrice e giornalista del Corriere della Sera alla domanda come gestire questo tipo di informazione ha risposto dicendo:
Attenzione alle parole, sensibilità e capacità di leggere i fatti e scioglierli fino a renderli accessibili al pubblico… Il modo di raccontarlo è semplice, avere come faro la sensibilità della vittima e soprattutto rispetto.
Secondo la giornalista le parole hanno il loro potere, descrivono il dolore, lo rendono masticabile, ma purtroppo sono ancora ostili in casi come femminicidi o stupri. I social su argomenti del genere sono una lama a doppio taglio, possono distruggere tramite contenuti offensivi e sbagliati o aiutare a diffondere un messaggio positivo, consapevolezza e segnali di aiuto che possono salvare una vita.
Antonella D’Andria
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