Alla fine, verrebbe da dire, avevamo ragione noi. Jacopo Colombo non è più il direttore sportivo della Pro Sesto. Una sentenza anticipata con largo anticipo da Sestonotizie.it. E con lui non verrà confermato, a questo punto, nel ruolo di allenatore della Prima squadra, Stefano Di Gioia. Cadono dunque anche le due ultime teste sestesi rimaste a rappresentare la città in via XX Settembre. E’ chiaro ed evidente che la “sestesità” non è solo frutto della carta d’identità o del luogo in cui si è nati, ma anche del senso di appartenenza. E nessuno ce ne voglia, questi requisiti fanno parte della storia. Quella passata e quella recente. Di chi, guardando al “bene della Pro Sesto” (cit. Mauro Ferrero) era – per esempio – al Manin per rinascere. Per ricostruire. Di quella ripartenza non rimane più nulla, se non la memoria e il ricordo. Abbiamo criticato Jacopo Colombo quando c’era da farlo e lo abbiamo elogiato quando si vinceva. Ora lo salutiamo e gli auguriamo di raggiungere nuovi traguardi con una squadra diversa dalla Pro Sesto, ma con la consapevolezza che quei colori, il bianco e il celeste (e non l’azzurro come ancora qualcuno confonde) saranno sempre la sua seconda pelle. E ora guardiamo avanti. L’obiettivo è far meglio delle ultime due stagioni professionistiche. E nel calcio ciò può avvenire o con il portafoglio o con le idee. Il primo elemento, per la categoria, sappiamo che è abbastanza “tirato”. Il secondo, le idee, Jacopo Colombo ha dimostrato d’averle. Vedremo il suo successore.
Nella foto una delle immagini che si è tatuato Jacopo Colombo nel corso della sua carriera con la Pro Sesto


