Un ‘supplemento di indagini’ per capire se, come, dove e quando un tesserato della Pro Sesto avrebbe bestemmiato in occasione della partita di sabato Pro Sesto-Sangiuliano. Lo ha richiesto, diciamo noi incredibilmente, il Giudice Sportivo della Serie C che -oltre ad aver squalificato fino al 4 ottobre il direttore sportivo Christian Botturi (per avere, al 21° minuto del secondo tempo, tenuto una condotta irriguardosa nei confronti dell’arbitro) – nel comunicato ufficiale pubblicato dalla Lega chiede “di conoscere l’esatta collocazione del tesserato della società (Pro Sesto che avrebbe pronunciato un’espressione blasfema) e se la percezione dell’espressione e la percezione dell’espressione possa essere stata estesa anche a qualcuno dei componenti la squadra arbitrale”. La bestemmia, giustamente, va condannata e sanzionata. Ma il ‘supplemento di indagine’ sembra davvero un’esagerazione. Un processo alle intenzioni. Il mitico Totò avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere”.
Anche perchè, per come conosciamo la Pro Sesto e in particolare la storia, l’etica e la morale del presidente, Gabriele Albertini, siamo certi che eventuali atteggiamenti blasfemi da parte di un tesserato – se accertati e certificati – verrebbero condannati con rigore, senza ‘se’ e senza ‘ma’. Come, ne siamo sicuri, lo stesso verrebbe fatto dal patron Mauro Ferrero.


