“Un sol punto. Troppo poco per spiccare il volo. La replica della gara contro i trentini di Levico Terme (sconfitti al Breda per 3 a 1 lo scorso 20 ottobre, però la gara non è stata omologata per un errore ‘tecnico’ dell’arbitro) è stata una partita piuttosto strana, resa persino antipatica dall’atteggiamento ostruzionistico dei trentini. Se questo è il gioco del calcio, meglio la lippa…
La Pro Sesto non perde tempo, pochi minuti per prendere le misure, e poi incomincia a ‘rullare’ e per venti minuti fa fuoco e fiamme. Spaventa l’avversario. Loro si rintanano nella propria metà campo. Al minuto 6’ azione da manuale della Pro, Simeone Monni aggancia il pallone, si gira su se stesso, lo sgancia ma, per pochi centimetri, manca il bersaglio. Al minuto 13’ spettacolare azione condotta da Luca Scapuzzi che lancia la palla sulla fascia destra per Martino Cominetti (voto 7) che lo aggancia, evita un avversario, si porta a fondo campo, cross lungo e teso al centro dell’area sulla testa di Simone Monni (voto 7) che si eleva sopra di tutti, ma il pallone va a sbattere contro la traversa!
L’arbitro (voto 5) al minuto 21’ nega un calcio di rigore clamoroso per trattenuta ai danni di Scapuzzi diretto in porta. Al minuto 39’ due cross di Cominetti, il primo deviato di testa da Mamadou Togola e il secondo per Luciano Gualdi che manca malamente il bersaglio.
Secondo Tempo. La Pro Sesto anziché continuare nel forcing con convinzione si fa ‘irretire’ dalla penosa manfrina: cala la tranquillità e perde la precisione nelle conclusioni a rete. Durante la gara, specialmente nel secondo tempo, abbiamo collezionato tredici calci d’angolo però una cavagna di “quasi” gol. Caro Mister Parravicini, i calci d’angolo non si buttano via? Domenica prossima al Breda arrivano i brianzoli di Nibionnoggiono, squadra piazzata in classifica, perciò dobbiamo reagire subito.
Comunque un punto lo abbiamo aggiunto alla nostra classifica ed è, tuttavia, una cosa positiva: ora siamo 5 punti avanti dal Seregno (che deve recuperare una gara), tre dallo Scanzorosciate”.
Roberto Vaini


