È arrivata la sentenza del Consiglio di Stato in merito alla costruzione di una moschea in città parte della comunità islamica. Ed è botta e risposta tra Amministrazione Comunale e le opposizioni. “Il Consiglio di Stato, modificando la sentenza del Tar, ha ribadito che la comunità islamica è decaduta dal permesso di costruire non avendolo attivato nei termini individuati dal Comune – si legge in un comunicato del Comune -. I giudici hanno confermato anche che la comunità islamica non ha versato 320.000 euro e hanno precisato che rimane in capo al Comune il potere di riemettere un nuovo provvedimento di decadenza. Il Comune è stato quindi invitato a riadottare i provvedimenti necessari alla decadenza rispettando l’iter procedurale”. Parere opposto da parte del Pd, che risponde così: “La sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda del Centro islamico ha dato una risposta giudiziaria alla pretesa del Sindaco e della maggioranza di cancellare per via normativa un problema reale della città. La richiesta della comunità islamica di Sesto San Giovanni di avere un luogo adeguato dove pregare, dato che la sede di via Tasso, dove da molti anni si ritrovavano i fedeli, era ormai del tutto insufficiente. Di qui la scelta della Amministrazione comunale di accedere alla richiesta.
Quello di avere un luogo dove pregare è un diritto che la Costituzione italiana riconosce ad ogni cittadino. E ci ha fatto molto piacere constatare che la chiesa sestese ha sempre sostenuto questo principio, anche per quanto riguarda la comunità islamica e il suo diritto di avere un luogo di culto“.
A stretto giro di posta, ecco il sindaco Di Stefano: “Il Consiglio di Stato conferma la decisione del Comune, sancendo che di fatto – a oggi – la comunità islamica non può costruire nessuna moschea a Sesto. Il Pd, prima di esultare e distorcere la realtà a suo piacimento, impari a leggere le sentenze. Il centro islamico, invece, pensi a saldare il debito maturato con i contribuenti sestesi. Noi non togliamo a nessuno il diritto di culto, semplicemente facciamo valere legalità e trasparenza, due valori che – piaccia o meno alla sinistra – non sono negoziabili”.
Sta di fatto che la sentenza recita testualmente: “Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, secondo quanto meglio detto in motivazione:
in parte accoglie, in parte respinge, in parte dichiara inammissibile l’appello principale;
in parte accoglie, in parte respinge, in parte dichiara improcedibile, in parte dichiara assorbito l’appello incidentale.
Per l’effetto, conferma con motivazione parzialmente diversa la sentenza impugnata.
Compensa fra le parti le spese del presente grado di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.


