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giovedì , 10 Settembre 2026
Cultura

Milano, al Pac apre la mostra collettiva di 22 artisti: “Argentina. Quel che la notte racconta al giorno”

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Il PAC presenta un nuovo progetto espositivo che prosegue l’esplorazione dei continenti raccontando le scene artistiche contemporanee. “Argentina. Quel che la notte racconta al giorno”, da martedì 21 novembre 2023 a domenica 11 febbraio 2024, porta a Milano le opere di 22 artisti argentini di diverse generazioni, realizzate nel corso degli ultimi cinquant’anni.  

La mostra è promossa dal Comune di Milano Cultura con il patrocinio dell’Ambasciata di Argentina in Italia, e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale.  
Curata da Andrés Duprat e Diego Sileo, la mostra riunisce le opere di Eduardo Basualdo (Buenos Aires, 1977), Mariana Bellotto (Buenos Aires, 1963), Adriana Bustos (Bahía Blanca, 1966), Matias Duville (Mar del Plata, 1974), Leandro Erlich (Buenos Aires, 1973), León Ferrari (Buenos Aires, 1920-2013), Lucio Fontana (Rosario, Argentina, 1899 – Comabbio, Italia, 1968), Ana Gallardo (Rosario, 1958), Alberto Greco (Buenos Aires, 1931 – Barcellona, 1965), Jorge Macchi (Buenos Aires, 1963), Liliana Maresca (Buenos Aires, 1951-1994), Marta Minujín (Buenos Aires, 1941), Miguel Rothschild (Buenos Aires, 1963), Adrián Villar Rojas (Rosario, 1980), Cristina Piffer (Buenos Aires, 1953), Liliana Porter (Buenos Aires, 1941), Nicolás Robbio (Mar del Plata, 1975), Graciela Sacco (Rosario, 1956-2017), Alessandra Sanguinetti (New York, 1968), Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1973), Mariela Scafati (Punta Alta, 1973), Juan Sorrentino (Resistencia, 1978).  

Attraverso sculture e installazioni, alcune site-specific ideate per il PAC, fotografie, video e performance, il progetto curatoriale si sviluppa su tre assi – ironia, letteralità e citazione – che presentano differenti modalità di approccio alla rappresentazione di una cultura spesso caratterizzata, in passato così come oggi, da forme di violenza. La mostra non propone quindi una ricostruzione storica, ma dimostra come l’idea di violenza assuma molteplici declinazioni in gran parte della produzione artistica argentina degli ultimi cinque decenni.  

È proprio dall’Argentina che Lucio Fontana porta con sé un blocco di disegni, tre dei quali in mostra, che esplicitano la sua ricerca di un linguaggio inedito, che condurrà ad opere come “Concetto Spaziale”, “Attese” (1959), in cui sei fendenti tagliano la tela alla ricerca di una terza dimensione della superficie pittorica: il gesto non rappresenta la denuncia di una violenza subita, bensì ricorre alla forza per distruggere lo status quo.  

Il titolo della mostra, omaggio al romanzo “Lo que la noche le cuenta al dia” dello scrittore argentino di origini italiane Héctor Bianciotti (1930 – 2012), rimanda alla dicotomia tra la notte e il giorno, l’inquietante e il luminoso, evocata anche nelle opere in mostra, metafora di una storia che il giorno non conosce e che la notte deve raccontare.  

Tra le opere più rappresentative del concept espositivo troviamo “Ceremonia nacional” (Cerimonia nazionale, 2016) di Adriana Bustos, una videoinstallazione che si compone di due proiezioni poste a confronto come in un dittico, entrambe dedicate a importanti eventi sportivi del Novecento promossi nell’ambito di contesti politici autoritari. Da un lato, un frammento del documentario “Olympia”, diretto da Leni Riefenstahl nel 1938, in occasione dei Giochi Olimpici di Berlino del 1936, inaugurati da Hitler. Dall’altro lato, Bustos seleziona un frammento della cerimonia di apertura, avvenuta alla presenza del generale Jorge Rafael Videla, dei Mondiali di calcio organizzati nel 1978 in Argentina durante la dittatura militare (1976-1983).  

In mostra convivono alcune delle opere più significative della produzione contemporanea argentina realizzate in periodi di silenzio forzato – inteso come forma alternativa di denuncia – e altri lavori prodotti in momenti di effervescenza per il ritorno alla democrazia.  

Tra queste la scultura monumentale di León Ferrari (1920-2013), “La civilización occidental y cristiana “(La civiltà occidentale e cristiana, 1965), ricostruzione di un aereo dell’aeronautica militare statunitense su cui è posizionato un Cristo crocifisso. Leone d’Oro alla Carriera nel 2007, León Ferrari è unanimemente considerato un maestro dell’arte contemporanea argentina, che ha dedicato tutta la sua vita, segnata anche dall’esilio durante la dittatura militare, alla difesa dei diritti umani.   

Liliana Porter, altra figura di riferimento della scena argentina contemporanea, indaga il modo in cui rappresentiamo noi stessi, mentre nell’opera “La Barrendera” (La Spazzina, 2023) oggetti rotti come reminiscenze evocano il carattere non lineare del tempo e l’essenza anarchica.  
Marta Minujín porta in mostra la documentazione del suo celebre “El Partenón de libros” (Il partenone dei libri, 1983), un’opera partecipativa, realizzata nel 1983 per festeggiare la riaffermazione della democrazia in Argentina. L’installazione è costituita da un’architettura in ferro che riproduce le forme del Partenone, ricoperta da 20.000 libri che erano stati proibiti durante la dittatura militare.Per la prima volta in Italia l’opera “Fly with Pacha, Into the Aerocene” (Volare con Pacha nell’Aerocene, 2017) di Tomás Saraceno, video che riprende il primo aeromobile alimentato unicamente dall’aria e dal sole alzarsi in volo sopra le Salinas Grandes. Pacha esprime la posizione ambientalista dell’artista in riferimento al conflitto locale causato dall’attività di estrazione del litio.  
Villar Rojas compone una natura morta nel freezer di un frigorifero domestico esposto con la porta aperta. La composizione, a causa del freddo e di fattori esterni, con il passare dei giorni subisce delle mutazioni. Gli elementi che cambiano in modo irreversibile sono una metafora della precarietà della vita, nonché della dipendenza dai dispositivi elettronici.  

Info 
+39 02 88446359  
pacmilano.it 

Orari 
Da martedì a domenica 10−19.30  
Giovedì 10−22.30  
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura  
Lunedì chiuso  

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