Milano commemora oggi i quindici martiri di piazzale Loreto, fucilati il 10 agosto 1944 da un plotone della Legione “Ettore Muti” su ordine del comando nazista. Gli antifascisti furono prelevati dal carcere di San Vittore e uccisi all’alba, poi lasciati esposti nella piazza come atto di intimidazione contro la popolazione e contro la Resistenza.
Martiri di piazzale Loreto: i sestesi uccisi dai nazifascisti
I quindici martiri erano Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo e Vitale Vertemati. Tra loro c’erano anche uomini legati a Sesto San Giovanni, alla sua storia operaia, alle sue fabbriche e alla rete antifascista che negli anni dell’occupazione nazifascista operava tra Milano e il Nord Milano.
Giulio Casiraghi era nato a Sesto San Giovanni nel 1899. Operaio elettricista, militante comunista e antifascista, fu attivo nella Resistenza dopo l’8 settembre, occupandosi anche della raccolta di armi e viveri per le formazioni partigiane e della diffusione della stampa clandestina.
Renzo Del Riccio era nato a Sesto San Giovanni nel 1923. Operaio meccanico, dopo l’8 settembre rifiutò la chiamata alle armi della Repubblica sociale italiana, entrò nella Resistenza e venne poi arrestato. Trasferito a San Vittore, fu inserito nell’elenco dei quindici destinati alla fucilazione di piazzale Loreto.
Umberto Fogagnolo, ingegnere elettrotecnico e dirigente alla Ercole Marelli, fu una figura centrale del Comitato di Liberazione Nazionale sestese. Rappresentante del Partito d’Azione, insieme a Giulio Casiraghi fu tra gli organizzatori degli scioperi del marzo 1944 nelle fabbriche, una delle pagine più rilevanti della mobilitazione operaia contro nazifascismo e occupazione tedesca. Vitale Vertemati era nato a Milano nel 1918 e lavorava come meccanico presso lo stabilimento Falck di Sesto San Giovanni. Anche lui fu arrestato e portato a San Vittore prima di essere fucilato il 10 agosto 1944 in piazzale Loreto.

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