Rischia di diventare un caso nazionale la vicenda, resa nota dalla stampa locale, che vede come protagonista Alessandra Aiosa, titolare dell’omonima profumeria situata in piazza Petazzi e presidente della Consulta del Commercio. Aiosa, durante il primo lockdown dello scorso marzo, preoccupata per la situazione, aveva deciso di chiudere temporaneamente la propria attività e di unirsi alla squadra di volontari che operava nel centralino attivato dal Comune per la consegna di spesa e di farmaci a domicilio. Una scelta che le è però costata cara. La sua profumeria infatti avrebbe potuto, come stabilito dal decreto, continuare a tenere la saracinesca alzata e ad operare. Per questo ora lo Stato ha deciso di chiedere indietro i ristori erogati un anno fa. “Nei giorni scorsi ho ricevuto una raccomandata dell’Inps con la richiesta di restituzione dei 600 euro ricevuti a marzo e ad aprile per la chiusura della mia attività la scorsa primavera- spiega Aiosa-. L’istituto di previdenza mi ha inviato una circolare nella quale c’era scritto che gli esercizi commerciali chiusi avrebbero potuto ottenere un piccolo aiuto per sostenere le spese di gestione. Lo chiesi e fu accettato”. Nel marzo del 2020, però, Sesto, l’Italia ed il mondo intero si stavano preparando ad affrontare una grave emergenza sanitaria. “In quel periodo-prosegue nel racconto Aiosa- il Comune di Sesto aveva iniziato a fronteggiare la pandemia. Mi proposi dunque di dare una mano al centralino del numero di emergenza attivato dal Municipio. Fu un momento difficile per tutti. Sono felice della scelta fatta. Aver chiuso, come tutti gli altri commercianti, è stata la scelta più giusta”. Ma questo non ha fatto cambiare idea allo Stato il quale ritiene che i 1200 euro di ristori non siano dovuti in quanto la decisione di chiudere l’attività è stata presa unicamente dalla proprietaria della profumeria di piazza Petazzi. Secondo Aiosa il meccanismo dei sostegni va rivisto: “Così come è concepito non funziona- afferma-. Troppe categorie restano escluse”. La presidente della Consulta del Commercio solo di costi fissi spende 6mila euro. A questo si aggiungono le spese dei fornitori (15mila euro), l’affitto del locale, le utenze, lo stipendio della dipendente che lavora in profumeria la quale ha usufruito della casa integrazione. In totale, in un anno, Aiosa ha ricevuto 1200 euro di contributi a fondo perduto e lo sgravio sul canone da recuperare con il pagamento delle tasse. E ora dovrà restituire due ristori.
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