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mercoledì , 9 Settembre 2026
Cultura

L’appello per un ritorno al ‘giornalismo da marciapiede’ nel nuovo libro di Giangiacomo Schiavi ‘Scoop!’. Nel volume un’intervista a Ferruccio De Bortoli 

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“Il giornalismo torni sulla strada”. E’ l’appello rivolto dal giornalista Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, in un’interessante intervista pubblicata oggi, martedì 20 settembre 2022, sul quotidiano La Gazzetta di Parma. L’intervista è contenuta nel nuovo libro di Giangiacomo Schiavi, già capo cronista e vice direttore del Corriere della Sera, ‘Scoop! Quando i giornalisti non fanno notizia’, edito da Antiga.
“Con la crisi dell’editoria, il mercato si è inaridito – sostiene De Bortoli -. Ma chi sta sulla strada, e non solo davanti ad uno schermo, e vuole vedere con i propri occhi, capire, condividere dolori e gioie, avrà sempre il plauso dei colleghi e un’opportunità di carriera”.
“Il giornalismo – prosegue – ha avuto, grazie a Internet, tempestività e velocità. E scoperto una multiformità del proprio essere. La Rete non ha schiacciato la professione. L’ha sottoposta a un terribile stress test. Non l’ha resa residuale ma ancora più centrale. Ha esaltato il contenuto di qualità proprio nel momento in cui si pensava che questo potesse diventare una commodity facilmente replicabile da chiunque, da un algoritmo qualsiasi o persino autoprodotta dall’utente. Quest’ultimo spesso è indotto a credere, proprio perchè assiste in diretta agli avvenimenti sulla Rete, di non avere bisogno di intermediari professionali. In realtà, ne ha ancora di più la necessità. E’ come se fosse nudo. Non tutto ciò che appare su un social network è reale e corretto. Il lettore sarà anche testimone ma spesso senza alcuna chiave interpretativa. E’ dunque un testimone coatto, un prigioniero della apparenze”.
“Il mito della velocità – sottolinea De Bortoli – può portare a premiare la tempestività rispetto all’accuratezza, questo il vero pericolo. Ma non c’è giornalismo senza la voglia, anche rischiosa, persino per la vita del cronista e dell’inviato, di scoprire qualcosa che denunci le derive del potere, la minaccia della malavita e porti alla luce un aspetto trascurato ma vitale della quotidianità e della storia. Il giornalismo utile illumina gli angoli più remoti di una società. E dove non c’è trasparenza c’è sopruso, violenza, clientelismo, nepotismo e non invece, legge, merito, rispetto dei diritti dei più deboli, sicurezza, fiducia, voglia di futuro. Il giornalismo è il vaccino civile di una società democratica e moderna”.
Un omaggio al giornalismo di qualità dunque e un invito al giornalismo a tornare sulla strada. Lo stesso invito che rivolge Giangiacomo Schiavi nel suo nuovo libro. Quattrocentocinquanta pagine che raccontano la storia del giornalismo che ha fatto la storia, con grandi cronisti che hanno inseguito con tenacia e con coraggio le notizie da prima pagina. Un libro compagno di viaggio che racconta una storia d’Italia in controluce attraverso gli episodi più clamorosi di malcostume politico, criminalità comune, corruzione e terrorismo. Dal Dopoguerra a oggi, dai reportage di Indro Montanelli, Dino Buzzati, Tommaso Besozzi, Enzo Biagi, alle cronache di guerra di Ettore Mo e Bernardo Valli, dagli scoop sui Papi alle interviste celebri di Giorgio Bocca e Giampaolo Pansa e Paolo Guzzanti, dai giornalisti pistaroli ai cronisti d’assalto come Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, Giuseppe d’Avanzo, Gad Lerner e Fabrizio Gatti, il saggio di Giangiacomo Schiavi racconta un’epopea che arriva ai giorni nostri.
Nel volume Giangiacomo Schiavi si rivolge così ai lettori: “Questa nota non è per gli addetti ai lavori. E’ per chi legge ancora i giornali. L’onda d’urto dell’economia digitale ha trasformato la carta in un prodotto di nicchia e il web in una terra promessa dove si fatica a distinguere il falso dal vero. Prima di lasciare agli algoritmi delle piattaforme la selezione delle notizie da pubblicare può essere utile leggere alcuni articoli che hanno fatto la differenza dal Dopoguerra ad oggi. Molti sono scoop. Costruiti con impegno, fatica, passione, qualche volta offerti da manine o manone interessate. Hanno fatto conoscere verità nascoste, evidenziato contraddizioni, scagionato presunti colpevoli, lanciato allarmi, provocato dimissioni o crisi politiche. In tempi difficili per tutti, il giornalismo deve uscire dall’autoindulgenza e reinventarsi, per tornare ad essere utile: c’è un lato umano che non può essere svenduto al mercato dei clic”.

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