«Ci sono oltre 100 alloggi comunali e Aler che rimangono vuoti da anni, mentre circa 50 sono bloccati nei piani vendita da tempo. Purtroppo, la maggior parte delle famiglie che potrebbero beneficiarne sono state discriminate dalle politiche della precedente Giunta (il riferimento è sempre alla Giunta Di Stefano, riconfermato sindaco nelle scorse elezioni comunali, ndr). Nonostante queste famiglie siano inserite nelle graduatorie e abbiano pieno diritto ad una casa, solo circa un alloggio al mese viene assegnato dall’Amministrazione comunale, mentre l’Aler non solo non assegna, ma nemmeno fornisce le informazioni di cui questi cittadini hanno diritto». E’ l’allarme lanciato dal sindacato Unione Inquilini che per sabato 13 maggio, a partire dalle ore 15, ha organizzato un presidio che toccherà le case di via Leopardi 161, via Magenta 88, via Sardegna 30, via Corridoni 133 e piazza Marinai d’Italia.
«Gli alloggi pubblici vuoti – aggiunge l’Unione Inquilini – rappresentano un’ingiustizia poiché costituiscono un’aggravante per centinaia di famiglie che vivono in condizioni inaccettabili come la coabitazione, il sovraffollamento, o risiedono in alloggi di fortuna o occupazioni abusive. Sono anche un abuso del potere pubblico in quanto le case pubbliche a Sesto sono state costruite principalmente con i soldi dei lavoratori, che hanno pagato la Gescal fino al 1996, ma non hanno mai avuto l’opportunità di decidere della loro gestione. Se la gestione pubblica di queste proprietà fosse corretta, non ci sarebbe da recriminare, ma se gli alloggi restano vuoti, allora la situazione diventa inspiegabile».
«Inoltre – conclude il sindacato – questa situazione rappresenta uno spreco di denaro pubblico in quanto l’ente proprietario, sia il Comune sia l’Aler, deve pagare mensilmente le spese di manutenzione, l’energia elettrica delle parti comuni, il riscaldamento centralizzato e le pulizie per questi alloggi vuoti. Nonostante ciò, in molte di queste proprietà pubbliche non sono state installate le valvole termostatiche e i contatori di calore, come previsto dalla legge, il che implica che le spese per il riscaldamento centralizzato vengono addebitate in base ai metri quadri invece del consumo effettivo. Pertanto, un’Amministrazione (Comune o Ente) che non riesce ad amministrare correttamente il patrimonio immobiliare pubblico (cioè di tutti noi) dimostra inefficienza e nega il diritto alla casa di migliaia di famiglie a basso reddito».
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