Ha dovuto attendere due settimane la famiglia Talamo di Cinisello Balsamo, interamente colpita dal Covid, prima di riuscire ad ottenere l’assistenza di un operatore sociosanitario per il figlio affetto da totale inabilità. A raccontare la storia della famiglia Talamo è stato il quotidiano il Giorno. Per loro la pandemia si è trasformata in un incubo. La madre, 67 anni, è tutt’ora ricoverata in un ospedale con una polmonite bilaterale causata dal Coronavirus. Il padre, 75 anni, si trova a casa con la febbre alta. E poi ci sono i due figli, entrambi con problemi motori, di 36 e 42 anni. Il più giovane è costretto all’immobilità in un letto ed è positivo al Covid. In questi terribili giorni di attesa nessuno della famiglia ha potuto dedicargli le dovute attenzioni, come aiutarlo a cambiarsi i vestiti o lavarlo. Il 42enne, invece, presenta disabilità per colpa degli strascichi lasciati da una meningite contratta in età infantile. Un terzo fratello, anche lui costretto alla quarantena ma nella sua abitazione, si era più volte lamentato con gli enti sanitari preposti del fatto che il padre, anziano e malato, fosse costretto ad assistere in solitudine i due figli. La cooperativa che li aveva sostenuti fino a quel momento aveva infatti sospeso il servizio. Nonostante la mobilitazione nessuno aveva risposto presente. Ieri, però, nella Giornata internazionale delle persone con disabilità, qualcosa si è mosso. Dopo 14 giorni la famiglia ha ricevuto con una telefonata la comunicazione che gli assistenti Ipis, la società sovra comunale che si occupa di questioni sociali, garantiranno la presenza di un operatore. “Difficile affermare se mio fratello riuscirà a risolvere il problema- spiega al Giorno uno dei fratelli Talamo-. Da protocollo è previsto che siano presenti due operatori perchè mio fratello è completamente immobile. Per sollevarlo e trasportarlo in bagno deve essere imbracato e spostato con una carrucola lungo tutta la casa”. Nei giorni scorsi la famiglia Talamo aveva rifiutato il “ricovero di sollievo”, ovvero temporaneo, proposto dalle autorità sanitarie, perchè ritenuto troppo rischioso. Sulla questione è intervenuto il sindaco di Cinisello Giacomo Ghilardi: “Il problema esiste- ha detto al Giorno il primo cittadino-. Proprio per questo motivo l’assessore alla Salute del Comune Valeria De Cicco ha voluto discutere dell’argomento al tavolo del Distretto sanitario. Abbiamo anche interloquito con Ats e l’azienda ospedaliera. E’ necessario trovare una figura che possa intervenire in queste situazioni estreme. Il fatto accaduto a Cinisello non si deve più ripetere”.


