La Milano che fu, raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona. Franco Presicci, 88 anni, giornalista e scrittore con la sua abile penna e con l’utilizzo di fotografie inedite nei libri “Milano com’era” e “Milano di una volta” narra i ricordi di una città che non c’è più ma che merita di essere riportata alla memoria. Ecco un estratto.



“Il freddo e la pioggia hanno costretto la gente a rimanere in casa. E se era costretta ad uscire per recarsi al lavoro o per andare a fare la spesa doveva far fiorire l’ombrello sulla testa. Andare sui Navigli ad assaporare l’atmosfera antica del luogo, o attraversare il centro per entrare nelle viette come via Morone, che termina in piazza Belgioioso, bellissima con le sue eleganti linee architettoniche, i ricordi dei sospiri amorosi di Stendhal, l’affaccio di casa Manzini; o per via Bigli, dove ebbe la sua residenza il Premio Nobel Eugenio Montale era un sogno. Un amico mi dice: “Io vado a potare i miei capelli all’ Antica Barbieria Colla, nella stessa via Morone, dove il titolare, Franco Bompieri, è uno scrittore consacrato e ha rasato cuccia della Mediobanca, e Totò in tempi in tempi lontani, oltre a Visconti, Mastroianni, Romiti, i Tronchetti Provera, Enzo Bettiza e Giuliano Gramigna, grandissimo critico letterario, e adesso devo aspettare il bollettino meteorologico per decidere se andare ai Giardini Montanelli o farmi i quattro passi nel salotto di Milano”. L’amico è l’ex prefetto Francesco Colucci, che ha passato tutta la sua carriera di poliziotto in via Fatebenefratelli a Milano. Ma anche il professor Francesco Lenoci, docente alla Cattolica e autore di oltre libri, studio nella Terrazza Martini, conferenziere ambulante, si lamenta. Milano è bella anche se Francesco Ogliari, padre di centinaia di volumi sul capoluogo lombardo e un’enciclopedia sulla navigazione sul lago di Como, in una delle sue opere diceva che Milano è bella anche dove nessuno la vede. Nei suoi cortili, per esempio. Wanda Osiris mi mostrò dal balcone interno quello della casa in cui abitava e ne era incantata. Su Milano hanno scritto in tanti, da Guido Piovene a Vigevani, a Lorenzi, a Fava. Sulla Galleria Vittorio Emanuele, su via Monte Napoleone, sulle vie degli artigiani di una volta, Spatari, Orefici. Sono state riempite milioni di pagine. Anche su quella che non c’è più, sui luoghi più significativi, come la Pusterla dei Fabbri, spazzati via dalla voglia di cambiamento Questa Milano la ritroviamo in libri straordinari, di cui la gente è avida, come “Milano com’era e com’è” e “Milano di una volta”, della Celio di Nicola Partipilo. In uno si fa il confronto fra le due città attraverso le fotografie di Marco suscitando malinconia per quello che abbiamo perso e soddisfazione per quello che ancora possiamo ammirare in via Manzoni o a Brera, dove, al Caffè Giamaica, si riunivano pittori, scrittori, da Quasimodo a Confalonieri, da Dova a Recalcati, a Kodra. In via Brera si apriva la Galleria Apolinaire di Guido Le Noci, che ha fatto conoscere all’Europa l’arte d’avanguardia. Partipilo ha dovuto chiudere la sua storica libreria in viale Tunisia. Ma, come si dice? “Chiusa una porta ne resta aperta un’altra”.

