Perché la Pro Sesto sta compiendo un miracolo sportivo? La risposta arriva direttamente dalla Gazzetta dello Sport di domenica che, celebrando la promozione in Serie B della FeralpiSalò, evidenzia come la proprietà di questo club – che rappresenta una cittadina di 10.000 abitanti – abbia al comando un signore che possiede un’azienda che fattura 1,32 miliardi di euro all’anno. Ripetiamo, miliardi.
Non ce ne voglia il patron della Pro Sesto Mauro Ferrero, ma chiaramente i livelli economici e di conseguenza i budget a disposizione delle singole realtà sono completamente diversi.
Poi, è chiaro che non sono solo i soldi a fare la differenza, ma certamente la possibilità di allestire ‘rose’ di giocatori di altissimo livello incide sull’esito finale. Ribadiamo, mister Andreoletti, tutti i calciatori della Pro Sesto e il direttore sportivo Botturi sono stati bravissimi e si sono rivelati all’altezza della situazione mettendo in fila e alla spalle altre realtà multimilionarie come Vicenza, Pordenone e Padova.

Però, quando la Pro Sesto ha perso per infortunio il super bomber Bruschi, si è fatto di necessità virtù cercando di rattoppare la situazione come si poteva. Alla Feralpi, dopo un problema fisico di entità nettamente minore, è stato ingaggiato Sau, un giocatore con esperienze in Serie A e addirittura anche in Nazionale.
E qui si torna al ‘solito’ discorso: perché le grandissime aziende multinazionali e plurimilionarie di Sesto San Giovanni non mettono neppure un euro non solo nella Pro Sesto, ma più in generale nello sviluppo della città?
Perché il gruppo Campari invece di sponsorizzare anche squadre di calcio e altre azioni, in ogni parte del mondo, non destina qualcosa anche a Sesto San Giovanni?
Già, sarebbe bello che un giorno qualcuno battesse un colpo.


