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sabato , 19 Settembre 2026
Cultura

#iorestoacasa, i Raccontini di Roberto Vaini. Quattro chiacchere dal mio parrucchiere

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Salone con addobbi.
 E’ un sabato pomeriggio d’inizio primavera che decido di andare da Franz; il mio parrucchiere.
Entro nel salone, saluto cordialmente Franz – una persona sulla quarantina, alto magro, dai modi gentili – e due giovani, che ben conosco Gianni e Mario, che erano seduti sulla panca in attesa del proprio turno.Mi accomodo accanto a Gianni, un ragazzo spigliato, capace raccontatore di calcio e di gossip: disinvolta chiacchierata per ingannare il tempo.
Franz indossa un’elegante camicia a righe con taschino blu, invece della solita vestaglia bianca dei parrucchieri, non soltanto per una ragione estetica, piuttosto, per non sembrare un infermiere. Fattuale. In effetti, la poltrona di acciaio con poggia piedi utilizzata dai parrucchieri, assomiglia a prima vista, a quella dei dentisti. Che l’amenità e l’armonia degli addobbi, combinati da poster di famosi sportivi; gigantografie di belle ragazze e stampe che riguarda la natura, travisano la timorosa sensazione di negatività.
Frequento da diversi anni, alla bisogna, il negozio barbiere-parrucchiere di Franz che per me è un salone, non propriamente per l’ampiezza del locale, quanto per l’intrigante addobbo. Che l’inventiva di Franz di rinnovare a cadenza stagionale gli addobbi sia un’ottima idea, che non è un vezzo ma un modo di riciclare gli oggetti: un riuso creativo che cambia la prospettiva rispetto agli oggetti. Tuttavia l’aggiunta di alcuni differenti poster e in special modo di stampe coloratissime della natura – che sembrano prese a prestito da un calendario  rurale – che tengono conto della stagionalità dei prodotti, financo immagini di catene montuose alcune delle quali innevate, rispecchiano la beltà della natura stessa: uno  stimolo, una sorta di curiosa attesa tra i clienti.La passione di Franz per la scenografia è risaputa in ambito locale. Spesso è chiamato ad allestire sale banchetti e anche eventi di una certa importanza.

 Baffi alla “Dalì” .
Il parrucchiere era impegnato al ritocco finale dei baffi alla “Dalì” allo stravagante tipo di mezza età. Nel frattempo, il ragazzo di bottega, Walter invita Mario a occupare il posto sulla poltrona libera. Franz, terminata la ‘cura’ ai baffi, toglie la mantellina al cliente Il quale si alza ma rimane lì fermo in piedi con lo sguardo fisso dentro il grande specchio piatto. Mario, che si era appena seduto sulla poltrona accanto al Dalì, osserva con stupore certe sue disinvolte movenze, soprattutto quella che con la punta di un dito sfiora ritmicamente gli apici dei baffi e “a tempo” muove il capo come se  stesse suonando uno strumento musicale a corde. Beh, quel modo di ‘svagarsi’ ha insospettito Mario il quale “allunga il collo” convinto che quella titubanza fosse una tattica per farsi valere. Non l’avesse mai fatto! Evidentemente al tipo l’aspetto piuttosto invadente di Mario lo indispettisce, al punto che di scatto gira il volto e lo redarguisce bruscamente con battute alquanto scurrili (i due non si conoscono) al che Mario gli risponde per le rime. Opportuno l’intervento di Franz. E la burrasca si quieta. Spontaneamente Franz si rivolge al suo cliente – e gli chiede, con tono tranquillo: “Forse il mio lavoro non è stato di suo gradimento?” Lui mugugna qualcosa, barcolla il capo e gli chiede soltanto il conto. Dalì si ‘stacca’ dallo specchio e va verso il tavolino ‘cassa’. Paga il conto, ritira la ricevuta e dall’attaccapanni prende il tabarro, se lo indossa, dà la buonasera. E se ne esce. La porta di vetro del salone si chiude. I clienti Gianni e Mario e il ragazzo Walter si guardano in faccia sconcertati dell’accaduto. Franz, invece, con padronanza esprime un auspicio:“Chissà se ritornerà per la seconda volta”. “Comunque, cari ragazzi, di là della piccola diatriba con Mario, io sarei contento di poter fare la sua conoscenza”. E continua: “Persone dal comportamento così detto strampalato ne sono venute diverse nel mio negozio ma col tempo e nel rispetto della propria personalità, con alcuni di loro, è nato financo un rapporto amichevole”.

La fine di un amore

L’orario d’entrata al salone era scaduto di conseguenza Franz, in modo galante, si rivolge a Gianni invitandolo a occupare il posto sulla seconda poltrona accanto a Mario, perché non rimanga da solo sulla panca.            Walter, il ragazzo di bottega, fa accomodare Mario sulla poltrona, le solleva la capigliatura e stende accuratamente la mantellina sulle spalle. Nel frattempo giunge Franz con il suo catalogo di ‘acconciature’. Lo dà in visione a Mario che lo sfoglia, si sofferma di più su una data pagina e la indica con tono dimostrativo e dice: “Scelgo questa”. OK risponde Franz, però aggiunge in modo scherzoso… “vuoi proprio cambiare look”. Al che Mario si esprime così: “… La mia ragazza mi ha lasciato”. Franz fu colto di sorpresa limitandosi a guardarlo. Mario è un giovanotto semplice, dal largo sorriso, alto e snello e dalla lunga fluente chioma; si veste in stile naif.            Io gli ero così vicino che, in effetti, era impossibile non ascoltarlo. Quando, a un certo momento, succede che il tono della sua voce zittì; le sue mani appoggiate sulle ginocchia ‘scivolarono’ giù: un gesto di sconforto (?). Lo guardai. Era corrucciato e scuro in volto. Beh, quell’impasse mi coinvolse oltremodo che volli seguire con attenzione il racconto che stava dicendo a Franz.Continua così: “Incredibile, ma è successo, caro Franz racconta”. Domenica sera, sotto il porticato della sua casa di campagna al rientro dal cinema, la mia morosa Patrizia  – una bella ragazza, così giusta che partecipò  al concorso regionale di Miss Italia – che mi dice tout court…:
“Non mi sento più di continuare il nostro fidanzamento…”.“Un fulmine a ciel sereno. Uno sconquasso”.
Mario continuò a esternare pur con cocente frustrazione la fine traumatica della sua storia d’amore.
“Da alcuni mesi eravamo felicemente ‘promessi sposi’”. L’appartamento di mia proprietà, un dono ricevuto dai miei genitori, era già disponibile. Anche se entrambi non avevano eccessiva fretta di “fare il grande passo”, di mettere su casa. Tuttavia, pressoché ogni fine settimana visitavamo negozi d’arredamento. Insomma, idealmente, alcuni locali del ‘nostro’ appartamento ‘erano stati arredati’, persino la cameretta.Nulla mi faceva ‘insospettire’ che il nostro lungo rapporto d’amore potesse in un baleno andare in rovina.La cocente frustrazione lo travolse che smise di raccontare. Franz, mentre gli slegava affettuosamente la mantellina e gli spazzolava la giacca, lo rincuorò.
Mario, seppur con sforzo, tirò fuori il suo sorriso e disse: “Grazie di cuore Franz per avermi ascoltato”.

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