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lunedì , 14 Settembre 2026
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Intervista a Umberto Di Donato, fondatore del Museo della Macchina da scrivere di Milano. Un passato nella Banca Commerciale di Sesto

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Un luogo particolare da visitare a Milano: al civico 10 di via Menabrea, nel quartiere Isola, si trova il “Museo della Macchina da Scrivere”. Fondato nel 2006, al suo interno si possono trovare 2000 pezzi suddivisi in macchine da scrivere e da calcolo dislocate in un’area di 200 metri quadrati. Le novità per il pubblico sono molte: circa 80 strumenti dattilografici in mostra sono appartenuti a personaggi storici come l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e i giornalisti e scrittori Camilla Cederna, Indro Montanelli e Ernest Hemingway. Sulle tastiere di alcuni apparecchi, inoltre, sono presenti i caratteri arabi o cinesi. Ad accogliere i visitatori nel museo c’è Umberto Di Donato, 86 anni, fondatore. Insieme a lui collabora Angelo Giannese. Originario della Campania, Di Donato è legato alla nostra città: per più di 20 anni ha lavorato alla filiale di Sesto San Giovanni della Banca Commerciale, i cui uffici si erano situati al quartiere Rondò, svolgendo importanti ruoli dirigenziali come procuratore, vicedirettore e condirettore. Precedentemente ha operato nella sede dell’istituto di credito di piazza della Scala a Milano.

La macchina da scrivere Olivetti Lexikon 82 Diasrpon appartenuta a Francesco Cossiga


Come è nata la passione di collezionare macchine da scrivere?

“Arrivato a Sesto San Giovanni per lavorare nella Banca Commerciale, condividevo una stanza in piazza Castello a Milano con un ragazzo che era impiegato come venditore nell’azienda Olivetti. Tramite lui acquistai un modello economico della macchina da scrivere “Lettera 22” che poi diedi in prestito per la realizzazione del film su Adriano Olivetti. L’idea di dare vita a questo tipo di collezionismo è nata quasi per caso. Per un periodo cominciai a conservare le macchine da scrivere che negli uffici della Banca Commerciale venivano sostituite con nuovi modelli. Ad un certo punto mi ritrovai a possedere 40 pezzi. Non avendo più spazio in casa, decisi di raccogliere i modelli in un locale“.

Busto di Umberto Di Donato che si trova all’interno del Museo della Macchina da scrivere

Quando è nato il museo?

Il progetto di realizzare un museo nacque quando le aziende che producevano macchine da scrivere chiusero. Così nel 2006 l’esposizione ha aperto i battenti. Negli anni ho deciso di approfondire gli studi sulla storia della scrittura. Sul tema ho anche scritto alcuni libri, tra cui “Le Tastiere Magiche” (Quattro edizioni, 2019) o “Il “Tasto Magico” (Associazione Culturale UDD 2006). Ho presentato diverse mostre in Italia e all’estero: a Parigi al Museo d’Orsay, a Ginevra, a Liegi, a Lione. E poi a Sesto San Giovanni, nel 2014, al Centro Tenebiaco. In quell’occasione organizzai il dodicesimo concorso di dattilografia per i giovani durante il quale venne regalata una Lettera 22. La macchina da scrivere ha rappresentato un passaggio importante nell’evoluzione dell’uomo e nello sviluppo della cultura. Questo strumento è entrato negli uffici e nelle case delle persone come ha fatto il computer nell’era contemporanea“.

La macchina da scrivere Underwood.


Come procede l’attività del museo?


Il bilancio è positivo, mi ritengo più che soddisfatto. Mi rende orgoglioso essere riuscito a portare il mio progetto anche all’estero attraverso l’organizzazione di mostre all’interno di importanti musei internazionali”.

Quali novità pensa di introdurre nel museo?


Mi piacerebbe trovare un luogo più spazioso nel quale esporre i miei pezzi. Dall’avvento della pandemia il numero di visitatori è diminuito. La paura del contagio crea timore tra la gente. Un edificio più ampio darebbe maggiore serenità”.

Quali sostegni economici riceve il museo?

“Ho comprato il museo con i soldi della mia liquidazione e l’attività va avanti con i miei risparmi e la vendita dei miei libri”.


Quale futuro vede per le macchine da scrivere?

Questo strumento “vintage” sta tornando di moda ma il futuro appartiene alle macchine elettroniche”.

Oltre al museo lei ha fondato anche l’associazione culturale “Umberto Di Donato”. Qual è lo scopo di questo sodalizio?

L’obiettivo dell’associazione è quello di promuovere l’attività del museo nell’ambito della comunicazione. Da questo punto di vista il gruppo ha ottenuto importanti risultati perché ha ricevuto il patrocinio gratuito del Comune di
Milano e a visitare il museo vengono le scolaresche”.


Che ricordo ha di Sesto San Giovanni?

Su questo tema ho dedicato un capitolo del mio libro “Il Mondo Comit in una città fantastica. Da Caserta a Milano, passando per Antrona, Novara e Sesto San Giovanni” . Quando torno a Sesto mi vengono in mente le aziende che adesso non ci sono più e che erano il vanto di questa città, chiamata per questo motivo la “Stalingrado d’Italia”. Anche se devo dire che Sesto ora è più bella, più moderna e più curata. Per contro ho un bel ricordo degli operai che andavano a lavorare nelle fabbriche. In quel periodo c’era molto dinamismo e voglia di adoperarsi per la comunità”.

Nella foto Umberto Di Donato

Davide Bartolucci

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