C’era anche il giornalista Flavio Vanetti tra gli ospiti del Festival dello Sport organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Nell’occasione Vanetti, 62 anni, ha presentato il suo nuovo libro “Tonfi e Trionfi”, edito da Minerva. Il titolo dell’opera riassume l’aspettativa di un atleta per un risultato o, all’opposto, la delusione per una vittoria sfumata. Grazie a una rivisitazione dei file archiviati nel suo computer portatile, Flavio Vanetti ha scoperto che è possibile narrare lo sport così come non è stato. Ecco allora Fernando Alonso campione con la Ferrari; Alberto Tomba olimpionico anche a Nagano 1998; Giorgio Rocca che a Torino 2006 non casca dopo pochi secondi ma vince l’oro dello slalom; gli All Blacks che conquistano nel 1995 la Coppa del Mondo di rugby al posto degli Springboks sudafricani. Le storie proposte sono sedici: erano lì, già scritte e pronte, ma non hanno mai visto la luce. Dare finalmente alle stampe questi articoli è stato un modo per rivisitare una vita da giornalista, ma anche e soprattutto per azionare una magica sliding door e porre una domanda: lo sport mai raccontato sarebbe stato più intrigante di quello che è stato celebrato?
Flavio Vanetti, classe 1959, ha esordito come giornalista nel 1978 a “La Prealpina” di Varese. Nel 1982 è passato alla “Gazzetta dello Sport”, occupandosi principalmente di basket. Nel 1989 il trasferimento alla redazione sportiva del “Corriere della Sera”, dove ha avuto modo di ampliare il suo raggio d’azione seguendo non solo la pallacanestro ma anche sci, volley, scherma, rugby, F1 e motociclismo. Oltre a numerose edizioni dei Giochi olimpici (quelli di Tokyo sono i quattordicesimi della sua carriera), ha raccontato più di un centinaio tra Mondiali, Europei, stagioni della F1 e altri eventi di spicco di vari sport.


