La camera dove ‘risiedo’ da un paio di settimane nel reparto di bassa intensità dell’ospedale di Legnano è diventata ormai luogo di simpatici fugaci incontri e qualche chiacchiera, per quel che si può, ovviamente, visto lo stato di clausura dei degenti Covid e la necessità di adottare le precauzioni prima dell’ingresso da parte di medici, infermieri e OSS.
Colpa mia che mi sono dato, per sopravvivere alla paura e alla noia del ruolo di paziente, quello non proprio voluto di inviato su uno dei fronti di questa guerra pazzesca. Così spesso qualche racconto valica la porta della A421 con grande piacere mio che di storie vere vivo.
Ieri pomeriggio, si è presentata una giovane dottoressa per riportarmi di una bella iniziativa, che parla di vita. Di vita ritrovata.
Oltre la morte, oltre la devastazione e il lutto che spesso ci tocca così da vicino in questi tempi oscuri.
Proprio mentre leggevo la notizia della scomparsa di Carla, Carluccia, vivace socia del Ferrari Club di Caprino Bergamasco, che non ce l’ha fatta dopo un mese di ricovero in terapia intensiva, dall’altro smorzavo in qualche modo la grande tristezza che mi era esplosa dentro ascoltando le parole entusiaste della bella Ilaria, uno dei tanti appassionati medici in prima linea, che mi parlava di alberi e di tanti fiori, in questa primavera metereologicamente bellissima, ma desolatamente deserta, vuota, che siamo per lo più costretti a guardare da una finestra di casa, o peggio ancora da un ospedale, come nel caso di tanti che il mostro se lo sono trovati improvvisamente in faccia.
Due sorrisi. Quello di Carla, spento dal bastardo, e quello di Ilaria che affronta il nemico da giorni, con chissà quali paure dentro avendo a casa due bambine.
“Abbiamo bisogno di buone notizie!” dice la doc.
Ben vengano. E tante.
La dottoressina mi racconta che fuori da ogni reparto Covid in numerosi ospedali italiani sono comparsi in quest’ultimo mese colorati disegni di alberi, fatti da bimbi, pure dai suoi, sui quali ad ogni dimissione viene apposto un fiore.
Più questi alberelli fioriscono e più guariti ci sono.
Una piccola idea partita dal cuore di Anna, collega di Monza, che un mese fa ha dato il là, proprio mentre si era nel pieno della tempesta.
Quei fiori sono la sintesi del grande lavoro svolto in queste settimane negli ospedali in cui si combatte senza tregua una battaglia all’ultimo respiro. Per evitare l’ultimo respiro, tra ossigeno e pesanti terapie.
Tra angosce e speranze. Tra buio e luce.
Su quegli alberelli disegnati si poggia tutta la nostra speranza. In quei fiorellini la vita ritrovata.
Sono felice che l’idea sia partita dalla mia Monza, dal San Gerardo, e abbia coinvolto l’ospedale di Legnano, nel quale ormai ho la ‘residenza onoraria’.
Gli alberelli con i fiorellini stanno mettendo radice in tanti altri reparti Covid italiani dove i guariti aumentano fortunatamente di giorno in giorno.
La pressione sulle intensive sembra essersi un po’ allentata ma troppe sono ancora le morti per le quali non ce ne faremo mai una ragione. Tra cui quella di Carla, bella sorridente, gioviale, anche nell’ultima assemblea del SFC Caprino.
Dolore e felicità. Morte e vita.
Un circolo infinito. Gli alberi in fiore come simbolo della continua rinascita primaverile.
Il pensiero si è riportato alle mie orchidee di casa che forse ritroverò secche. Come potevo essere già io. E soprattutto ai tanti fiori che sono sbocciati e continueranno a riempire quei colorati disegni infantili, tra cui presto spero di vedere appiccicato pure il mio.
Grazie Ilaria. Addio Carla.
Carlo Gaeta


