Tre persone, un legame ambiguo e una vendetta che si è trasformata in omicidio. È questa la ricostruzione degli inquirenti sull’assassinio di Hayati Hayim Aroyo, 62 anni, trovato senza vita la notte tra il 22 e il 23 luglio in un appartamento di via Fogagnolo a Sesto San Giovanni. A finire in carcere, dopo settimane di indagini serrate, sono stati Valentina Peroni, 36 anni, il marito Emanuele Paganini, 38, e l’amico di entrambi, Elvis Simoni, 33enne albanese che da tempo viveva insieme alla coppia.
L’ipotesi dietro all’omicidio
Secondo quanto emerso dalle indagini, alla base del delitto non ci sarebbe un regolamento di conti legato alla criminalità – nonostante la vittima fosse il cognato di un noto boss turco – ma piuttosto un rancore personale. L’ipotesi più accreditata è quella di un video intimo che Aroyo avrebbe girato di nascosto durante un incontro con Peroni. Tuttavia, quel filmato non è mai stato trovato e la circostanza resta da verificare. Ciò che appare certo è che la tensione nata da questa vicenda avrebbe spinto il marito della donna e il convivente a pianificare la vendetta.
Il 22 luglio è scattata la trappola. Valentina Peroni si è presentata all’appuntamento con il 62enne, ma poco dopo ha aperto la porta anche a Paganini e Simoni. Da quel momento la situazione è degenerata: Aroyo è stato colpito con numerose coltellate, la prima delle quali al cuore, in un’aggressione brutale che i vicini hanno percepito solo attraverso urla e richieste d’aiuto soffocate dal fumo. Poi, per cancellare ogni indizio, l’appartamento è stato cosparso di candeggina e dato alle fiamme. Prima della fuga, i tre hanno portato via carte di credito, telefono e tablet della vittima.

Le indagini
Proprio quei dettagli hanno permesso agli investigatori della Mobile di Milano, coordinati dal pm Marco Santini, di risalire agli autori. Le carte rubate sono state usate in una sala slot, i cellulari hanno svelato spostamenti sospetti e i tabulati telefonici hanno ricostruito i contatti continui tra i tre. In più, intercettazioni e messaggi hanno raccontato la freddezza con cui la donna ha vissuto quelle ore. In uno di questi, inviato subito dopo il delitto, Peroni scriveva: «Temevo di provare pietà, e invece niente».
In meno di due mesi gli investigatori hanno chiuso il cerchio, arrestando i tre con accuse pesantissime: omicidio aggravato, rapina, incendio e distruzione di cadavere.
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