Cresce a Sesto San Giovanni la rabbia dei commercianti, titolari di ristoranti e di bar. In particolare gli esercenti sestesi condannano aspramente la decisione del Governo di sospendere le attività alle ore 18 e minacciano di scendere in piazza. “E’ vergognoso-dicono in coro-che il Governo abbia modificato la decisione della Regione Lombardia che prevedeva la chiusura alle ore 23 di tutti i locali. Non era la soluzione ideale ma, in qualche modo, ci avrebbe permesso di tirare avanti. Abbiamo fatto il possibile, nonostante le numerose difficoltà, per ripartire la scorsa primavera. Ci siamo adoperati per rispettare ogni tipo di norma in materia di Covid-19. Ogni nostro locale è stato sanificato, abbiamo ridotto i nostri spazi al fine di garantire il distanziamento sociale, ci siamo assicurati che tutti i clienti entrassero con la mascherina e si igienizzassero correttamente le mani. Abbiamo applicato alla lettera quanto richiesto dall’alto. E ora? Torniamo al punto di partenza, dopo gli sforzi fatti per ricominciare? Non crediamo nelle promesse del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sull’immediata applicazione di una disposizione di legge sui ristori per compensare i mancati ricavi. Molti nostri colleghi hanno dovuto chiudere già dopo il periodo di blocco totale della prima ondata di Coronavirus. Le nuove restrizioni non faranno altro che ammazzare l’economia del Paese, che già riversa in una pesante crisi, e si ripeterà lo stesso film di marzo. Se non peggio”. A Sesto San Giovanni, città di 80mila abitanti, l’indotto di ristoranti, bar, fast food, gelaterie, locali notturni, pub, palestre, cinema e molti altri imprenditori muove tanti milioni di euro e coinvolge migliaia di lavoratori. La situazione è abbastanza difficile. Si spera in un ripensamento, prima che anche a Sesto, come accaduto in questi giorni in altre città, insorga una vera e propria rivolta.
Foto di repertorio (Ansa)


