Il 2022 per l’arredo ufficio è iniziato con una rincorsa per recuperare i negativi registrati nell’anno precedente. Nell’ambito di un legno-arredo già in netta ripresa, il comparto ufficio era infatti rimasto indietro a scontare un -10% nella produzione e nelle esportazioni rispetto al pre- pandemia, secondo i dati Federlegno Arredo e ISTAT relativi alla prima parte del 2021. Nel frattempo, sono arrivati i dati relativi al resto del 2021, che non hanno riservato particolari sorprese rispetto alle previsioni. Come è andato il mercato dell’arredo ufficio negli ultimi mesi? Quali sono le sue prospettive per il 2022 e per i prossimi anni?
L’arredo ufficio nel 2021
Nel 2021 la produzione mondiale di mobili ha raggiunto la cifra record di 435 miliardi di euro, nonostante le difficoltà economiche, logistiche ed energetiche sommatesi negli ultimi mesi. L’ha rilevato CSIL (Centro studi industria leggera) nell’ultimo “World Furniture Outlook”, confermando però anche come il comparto ufficio sia tutt’ora il più sofferente del settore. Il suo valore è di 43,3 miliardi di euro, il 10% in più rispetto all’anno precedente, ma in confronto al pre-pandemia sta recuperando piuttosto lentamente e in maniera differente a seconda dell’area geografica di riferimento. L’Asia è già ripartita, l’Europa tiene il passo, gli Stati Uniti arrancano ancora. L’Italia è una leader storica nel settore del mobile, con un mercato particolarmente frammentato e competitivo, tante eccellenze e centinaia di migliaia di impiegati. Per questo motivo anche la reazione alla crisi pandemica e delle materie prime delle imprese dell’arredamento da ufficio è stata variegata. Chi ha sofferto meno poteva contare su magazzini pieni e solide partnership con l’estero, come Divisione Ufficio, che è già ripartita a pieno regime. A proposito, su cosa potrà contare allora l’arredo ufficio italiano per rilanciarsi a livello nazionale e internazionale?
Freni e spinte per il 2022
Secondo Federlegno Arredo, il nostro paese ha chiuso il 2021 con un fatturato di 49 miliardi di euro, +14,1% in confronto al 2019. Una crescita motivata dagli investimenti degli Italiani destinati a migliorare i propri spazi abitativi in seguito ai mesi trascorsi in casa. Ma la concentrazione sugli ambienti domestici ha distolto l’attenzione dagli uffici, ancora in buona parte spopolati dallo smartworking e inizialmente messi in coda nella lista delle priorità. Quando la domanda è tornata ad alzarsi, infatti, si è scontrata con un’offerta in difficoltà a causa della crisi delle materie prime, costose e irreperibili. Ma anche contro l’aumento dei prezzi e/o la scarsità dell’energia, dei trasporti e dei container, tutti elementi indispensabili per le industrie. Per non parlare della guerra che la Russia ha scatenato in Ucraina, un fattore condizionante per l’economia e i consumi. La Russia, oltretutto, rappresentava un importante player per l’import di materie prime e per l’export di mobilio. Un quadro piuttosto preoccupante, che nasconde però, come spesso capita nei periodi di crisi, grandi opportunità per chi è in grado di intuirle. La rivoluzione nelle modalità lavorative e nelle richieste dei lavoratori a cui abbiamo assistito negli ultimi anni rivoluzionerà anche gli uffici e le aziende del settore dovranno farsi trovare pronte. Mobili comodi ed ergonomici, arredi ibridi e funzionali, design moderni e originali sono sempre più richiesti e andranno presto a popolare spazi di lavoro altrettanto comodi, ibridi e moderni. Un’altra richiesta proveniente da gran parte dei clienti è poi la sostenibilità dei prodotti, da realizzare secondo i principi dell’eco-design. L’ausilio del digitale per la gestione della logistica, degli ordini e delle consegne o per l’ottimizzazione dei cicli di produzione contribuirà a rendere più resilienti e performanti le imprese. A proposito di digitale, è aumentata anche la penetrazione degli e-commerce (dall’1,7% del 2018 al 4% del 2021), che stanno spostando il comparto sempre più dal B2B (Business-to-Business) al B2C (Business-to-Consumer), con un contatto diretto tra aziende e clienti finali, senza intermediari.


