In occasione della Giornata mondiale della Poesia, celebrata ogni anno il 21 marzo, Sesto San Giovanni si carica di magia: da venerdì 18 a lunedì 21 marzo, quattro giornate interamente dedicate alla poesia attendono i cittadini sestesi (e non solo) nella Biblioteca dei Ragazzi “Virgilio Canzi” e in un Centro Commerciale di via Milanese. Più di 3000 poesie appese a un filo saranno a disposizione dei visitatori, che potranno staccarle, leggerle ed eventualmente portarle con sé. Così Sesto intende esaltare e onorare l’importanza di un’arte immortale, da cui l’uomo trae linfa vitale dal momento stesso in cui ha appreso la capacità di scrivere, senza però rendersene conto.
Se dunque la poesia ricopre un ruolo così influente nella vita dell’uomo, perché viene continuamente sminuita e minimizzata? Nel 1975 Montale sosteneva che in un mondo frenetico, automatizzato e utilitaristico come quello che si sarebbe configurato da lì a poco, la poesia non avrebbe più potuto trovare terreno fertile per la sua fioritura. E in parte è vero, perché l’attenzione prestata ad ambiti che esulano dall’immediata utilità pratica e la sensibilità nel soffermarvisi e comprenderli sono rare al giorno d’oggi. Per questo motivo la poesia viene sminuita: per i più, apparentemente non serve a niente. Una totale perdita di tempo, come viene esplicitamente definita nello splendido Il Postino di Massimo Troisi. Una poesia non rende meno dura la vita di un pescatore, non può essere bollita sul fuoco per sfamare i figli, né tantomeno essere utilizzata come denaro. La sua utilità, di conseguenza, decade. Ma è davvero così?
Se davvero al giorno d’oggi la poesia, intesa come produzione artistica regolata e sapiente e come interiorizzazione da parte degli utenti, è un approdo raro, essa rappresenta comunque uno dei più splendidi patrimoni artistici che l’Italia possa vantare, e questo è difficile da superare. La poesia ha accompagnato costantemente l’evoluzione dell’umanità, e, sebbene attraverso fattezze e fruizioni differenti, continua a vivere anche oggi.
Ma a che cosa serve? Una domanda popolare, allegra e combattiva, dura e tagliente, semplice ma necessaria, che non regala nuovi adepti alla superficialità. Una domanda che si ramifica in una lista, potenzialmente infinita, di risposte che toccano la parte più intima del cuore. Una ricerca di sogni e solitudini, fallimenti e ciambelle riuscite col buco. La poesia è una fotografia del presente da cui spuntano il mare di anime migranti, gli orizzonti metropolitani, i tavoli da pranzo, gli appartamenti di città, porte che si chiudono e finestre che si spalancano. La poesia è tutto ciò che un uomo percepisce nella propria interiorità di fronte a qualche riga che in realtà è un oceano. Per citare sempre Troisi, “la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”.
La poesia serve a fare il bucato
a stendere i panni, a rifare il letto
a spaccarsi la schiena e le mani
a non fare del ripetere abitudine
a rifare sempre umana la parola. (Giuseppe Semeraro)
La poesia serve a non fare del ripetere un’abitudine perché nutre quella parte dell’anima che è affamata di fuoco, di passione, di strazio. È fame di emozioni quella soddisfatta dalla poesia, un bisogno più o meno sviluppato a seconda del singolo, ma insito nella natura di ogni uomo. Serve a rifare sempre umana la parola, perché senza la poesia l’uomo sarebbe soltanto un automa, attratto dal luccichio della materialità e schiavo del capitalismo deumanizzato.
Ilaria Prazzoli


