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domenica , 25 Ottobre 2026
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Area B, Sinistra Italiana: “Corretto lo scopo, ma poca considerazione dei lavoratori con basso reddito”

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Dallo scorso 1° ottobre a Milano è in vigore l’Area B, la nuova zona a traffico limitato, attiva dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 (festivi esclusi), con divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti e per quelli con lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci.  

Sulla questione, da giorni al centro di dibattiti politici, è intervenuta anche Sinistra Italiana Milano che ritiene, come si legge in una nota, “sia importante ridurre le auto in circolazione e che le finalità delle misure prese siano adeguate alla riduzione dell’inquinamento in città, ma si è avuta poca considerazione delle conseguenze che Area B avrà sui lavoratori con un reddito più basso e su quelli provenienti dall’hinterland milanese”.

“Non mettiamo in discussione la direzione indicata da Area B – ha dichiarato Elena Comelli, co-coordinatrice di Sinistra Italiana Metropolitana di Milano -. Ciò che contestiamo sono i modi, i tempi e la scarsa considerazione delle ricadute sui lavoratori più poveri, a cui viene chiesto di rinunciare all’auto senza offrire alternative sostenibili, dal punto di vista ambientale, economico e della qualità della vita. Si è scelta una misura che non coinvolge la città metropolitana. Per noi l’obiettivo non può essere solo quello di ridurre le auto a Milano, ma deve essere quello di ridurre le auto in circolazione quanto meno nell’area metropolitana e di un progetto di mobilità sostenibile accessibile a tutti nel breve termine”.

L’Area B comprende 186 varchi d’accesso e si estende per 136 chilometri quadrati. Coloro che non possono accedere in questa zona, sono soprattutto i veicoli più vecchi e inquinanti e quelli che superano una lunghezza di dodici metri. Chi non rispetta i divieti dell’Area B rischia di incorrere in sanzioni che vanno dai 163 ai 658 euro.

“Perché invece di offrire un incentivo per l’acquisto di un’auto nuova a chi rottama la vecchia non si offre un abbonamento annuale gratuito a chi rinuncia ad essa? – ha concluso Elena Comelli -. Ma soprattutto, ma questo riguarda Regione Lombardia e il Governo nazionale, perché non si fanno più investimenti sui treni regionali?”.

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