Ciascun genitore, se non completamente sprovveduto, teme di lasciare uscire le proprie figlie di notte, da sole, anche se in auto. Ciascun genitore rabbrividisce nel saperle su un treno o in metropolitana dopo le 23:00. E non esiste donna al mondo che, di fronte al pensiero di percorrere le strade cittadine da sola, a piedi e al buio, non provi qualche titubanza, se non vero e proprio terrore. Quante donne sono tornate a casa la sera parlando al telefono o con le dita sulla tastiera, pronte a chiamare i soccorsi? Quante, prima di scendere dalla macchina appena parcheggiata all’una di notte, hanno voltato la testa a destra e a sinistra? Se non il 100% delle lettrici femminili di questo articolo, sicuramente non meno del 99%.
Non si tratta di iperprotezione, ma dell’inevitabile conseguenza sviluppatasi in risposta ai tanti, troppi, episodi di violenza sulle donne di cui tutte le nostre città sono il teatro incolpevole. Le donne hanno paura di spostarsi in solitudine dopo il tramonto: non è uno stereotipo, ma un terribile dato di fatto, frutto sciagurato della storia dell’umanità, trascorsa a guardarle essere le vittime ideali di chi, approfittando della loro vulnerabilità in luoghi isolati e bui, abusa di loro, le molesta, le stupra.
Ora, la domanda che tutti, specialmente la componente maschile, si staranno ponendo è: tutte queste limitazioni che le donne si “auto-impongono” dipendono dagli uomini? Sì e no, o meglio: non è vero che tutti gli uomini sono così, e che per strada si incontrano solo pervertiti o misogini. È vero, però, che alcuni di loro lo sono, ed è esattamente contro questa tipologia di “uomo” (forse più appropriato il termine “individuo”) che gli altri uomini dovrebbero schierarsi. Con chi deturpa un genere intero e costringe le donne a temere chiunque cammini dietro di loro alle due di notte. Nonostante, magari, si tratti di una bravissima persona. E invece fin troppo spesso la sensibilizzazione, da parte delle donne, sul tema “violenza di genere”, il loro attivismo, le loro parole cariche di disperazione, vengono interpretate da molti uomini come espressione manifesta di un femminismo isterico e vittimista, che vuole additare tutti gli uomini – nessuno escluso – come stupratori e criminali. La verità è che il presunto “femminismo” di cui parlano mira all’uguaglianza, non alla discriminazione. La Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, indetta il 25 Novembre di ogni anno, non nasce per additare tutti gli uomini come mostri, ma per educare la componente retta della popolazione (perché no, anche quella femminile) ad essere diversa da chi mostro lo è davvero.
Ilaria Prazzoli


