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martedì , 22 Settembre 2026
Cultura

Oggi è il World Philosophy Day: ma che cos’è, in fin dei conti, la Filosofia? E a che cosa serve?

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In pochi, forse pochissimi, sono a conoscenza della Giornata Mondiale della Filosofia: una ricorrenza ideata dall’UNESCO e celebrata, ogni anno, il terzo giovedì di novembre. Quest’anno cade oggi, 18 novembre, ancora una volta in un contesto di crisi sanitaria, economica e sociale.

In molti, apprendendo di questo insolito evento, si staranno chiedendo: “Perché esiste una giornata dedicata alla filosofia? Che senso ha?”. Alcuni risponderebbero che mai come nella situazione attuale la riflessione filosofica diviene necessaria per affrontare le molteplici crisi che il mondo sta attraversando. Ma che cosa significa veramente?
Da sempre aleggia la questione sulla dubbia utilità della filosofia, e da sempre la risposta più gettonata suona all’incirca così: “La filosofia sviluppa il pensiero umano, allena la mente all’esercizio del ragionamento e stimola il dialogo interculturale”. Ed è senza dubbio tutto vero. Ma per una persona che la filosofia non l’ha mai studiata (o lo ha fatto in modo raffazzonato), motivazioni di questo calibro sono percepite come paroloni astratti, sofistici, privi di ricaduta pratica. Ma siamo certi che la filosofia debba necessariamente avere una finalità “pratica”? Prima di rispondere a questo quesito, occorre però fare un passo indietro e chiarificare, per quanto possibile, l’oggetto della questione.

Che cos’è la Filosofia?

La Filosofia, a differenza delle scienze “dure” – che agiscono, cioè, su un campo d’interesse ben distinto e riconoscibile -, non ha un oggetto specifico. O meglio, non ne possiede uno “concreto”. Quella filosofica è una riflessione che affronta una data questione, non tanto servendosi di strumenti che permettano di giungere alla risoluzione del problema, ma assumendo piuttosto una prospettiva nuova, che risponde a criteri di profondità. Ecco che cosa può considerarsi oggetto di riflessione filosofica: la profondità delle cose. La filosofia indaga sul senso di vari concetti e conferisce loro profondità. Essa non si chiede, ad esempio, come sia andata la storia, ma che cosa essa sia: il “Ti estì?” socratico, il “Che cos’è?”.
Quella filosofica, dunque, non è un’indagine sulla natura effettiva di qualcosa, ma sulla sua essenza, sul suo significato. Filosofare significa elaborare soggettivamente qualcosa che non si conosce.

A che cosa serve la Filosofia?

Quali sono le potenzialità della filosofia a livello sociale? Insomma, a che cosa serve?
Spesso si ha una concezione erronea di alcune discipline umanistiche, che mira a conferire obbligatoriamente un senso o una ricaduta pratica a ciò che si apprende. “Ho letto in un articolo che ora le aziende ricercano molto più spesso personale laureato in filosofia: finalmente la tua laurea potrà essere sfruttata anche in contesti pratici!”: questo è un commento che sicuramente chi studia filosofia si è sentito rivolgere almeno una volta nella vita da chi pensava di rassicurarlo professionalmente. Ma un tale concetto pratico-utilitaristico della filosofia contraddice la sua stessa essenza, ciò a cui essa aspira, sin dalle sue origini, a rappresentare a livello sociale.
La filosofia non ha come obiettivo quello di individuare delle strategie per il successo. Il filosofo non è l’intellettuale che varca la soglia di un’azienda e, rigonfio del suo bagaglio filosofico-culturale, fa immediatamente schizzare in alto i profitti della ditta. Questa non è filosofia. Ciò che il filosofo fa per la società è simile a ciò che Socrate faceva per Atene. Il tafano. Un disturbatore seriale. Quel fastidioso individuo che interroga le persone su argomenti di cui non vogliono occuparsi e le costringe a rifletterci, a porsi delle questioni, a mettersi in opposizione con se stesse. La filosofia è un esercizio di “ribaltamento”: ribalta la prospettiva standard, insegnando a guardare uno stesso oggetto da punti di vista diversi. Se ci pensiamo, questo suo minare agli equilibri della società, non adattandosi sommessamente a ciò che quest’ultima impone, costituisce il reale motore del progredire dell’umanità, intesa – letteralmente – nella sua componente spirituale e culturale.
C’è del paradossale: attraverso questo suo meccanismo apparentemente antisociale, in realtà essa garantisce la continuità della società, perché incentiva a sviluppare un pensiero critico. E se non fossimo in grado di non essere d’accordo, se accettassimo pedissequamente ogni cosa che esiste per come esiste, il mondo non sarebbe altro che un eterno e immutabile dipinto polveroso.

Ilaria Prazzoli

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