Si conclude oggi, domenica 24 ottobre, la mostra fotografica “RI-SCATTI, fino a farmi scomparire” al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Tema dell’edizione, i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA): fotografie scattate da dieci ragazzi che per anni hanno lottato contro queste patologie sono esposte lungo tutte le pareti dell’edificio. Si tratta di scatti forti, intensi, impregnati di sofferenza, ma che testimoniano, al tempo stesso, tutta la bellezza e il senso di libertà insiti nel processo di guarigione.

Si tratta di alcuni giovanissimi pazienti del Centro specializzato in Disturbi Alimentari dell’Ospedale di Niguarda, che, in collaborazione con Riscatti Onlus e Associazione Erika, hanno dato vita a un progetto fotografico divulgativo e di grande impatto. Ogni serie di fotografie è accompagnata da una didascalia che descrive, attraverso periodi brevi ma estremamente penetranti, il percorso di guarigione di ciascun ragazzo, e lo stato d’animo avvertito nell’attraversarlo.

Ma la tappa forse più emozionante è rappresentata dall’ascolto di una registrazione audio nel quale i ragazzi raccontano il primo incontro con la malattia: dalle loro voci è tangibile, in tutta la sua dolorosa essenza, la sofferenza di chi ha convissuto, per anni, con mostri della psiche infidi e insidiosi. Gli occhi di Giulia, Emanuele, Anna e di tutti i ragazzi protagonisti brillano di quella luce che è propria soltanto di chi desidera, con ogni particella del corpo, tornare a vivere.

Per chi non avesse ancora avuto modo di visitarla, la mostra resta fruibile fino alle 19.00 di questa sera. Sino a quel momento sarà possibile acquistare le fotografie o il catalogo del progetto, il cui ricavato sarà devoluto alle famiglie dell’Associazione Erika, che da anni si batte per la lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare.

Ma qual è lo scopo di questa mostra, al di là della necessità – fondamentale – di portare a galla una realtà esistente ma spesso sconosciuta? Ri-scatti Onlus e Associazione Erika si propongono di sfatare la credenza popolare che assimila le malattie alimentari a “capricci” di giovani che vogliono semplicemente essere magri, e per questo si privano del cibo o lo rigettano una volta assunto. La verità di cui pochi sono a conoscenza è che le malattie del comportamento alimentare esulano dal mero aspetto estetico: si tratta di echi di disagi interiori che esternamente si riflettono attraverso l’ossessione per il cibo e per il corpo. Se bastasse semplicemente perdere o prendere qualche chilo per liberarsi da questo tarlo ossessivo che condiziona ogni aspetto della vita, chiunque ne sia affetto non esiterebbe neanche un secondo a farlo. Perché mai nessuno sceglierebbe volontariamente di vivere in un tale stato di angoscia. Non serve, di conseguenza, continuare a ripetere a un soggetto anoressico di mangiare di più; a uno che soffre di Binge Eating di mettersi a dieta o a uno bulimico di non rimettere dopo i pasti, perché nulla di tutto questo potrebbe aiutarlo ad uscirne. Anzi, incrementerebbe soltanto il suo stato di frustrazione e solitudine. I tasti da toccare e sui quali provare a intervenire giacciono ad un livello molto più profondo. I ragazzi di Ri-scatti lo hanno capito e hanno chiesto aiuto, ma sarebbe ora che anche la maggioranza della popolazione lo capisse.
La superficialità e la scarsa informazione nell’ambito emergono anche da un altro punto di vista. Quante volte capita di imbattersi in commenti quali “Quanto è magra quella ragazza, sarà anoressica!”. Tralasciando la mancata equazione tra magrezza e disturbo alimentare, per cui non è detto che una persona molto magra soffra necessariamente di queste malattie (visto che i DCA sono, per l’appunto, malattie mentali e non fisiche), inevitabile è fare caso a un altro dettaglio. Una ragazza eccessivamente magra viene notata, e immediatamente additata come “anoressica”, mentre una persona “normopeso” no. Non importa che questa sia costantemente ossessionata da pensieri nocivi; non importa neanche che vomiti dopo ogni pasto o si abbuffi fino ad esplodere, per poi digiunare serratamente nelle ore successive: al giorno d’oggi chiunque appaia “normale” e socialmente accettabile, viene considerato “sano”. Bulimia, Binge Eating, Ortoressia e tutti i restanti disturbi che non mostrano i segni dell’anoressia, non esistono perché non si vedono. La mostra al PAC di Milano vuole estirpare anche questo stigma, dimostrando che le facce dei DCA sono terribilmente numerose, anche se spesso invisibili agli occhi.
La salute mentale non ha taglia e non ha una sola sfaccettatura. La storia di ogni soggetto affetto da disturbi alimentari rivela chiaramente che il corpo rappresenta soltanto l’ultimo anello, il risultato finale, di una lunga catena di avvenimenti più o meno traumatici che ne hanno segnato l’esistenza. E nel XXI secolo, l’epoca della modernità e del progresso – soprattutto scientifico – è forse ora di abbandonare pregiudizi e luoghi comuni, e di cominciare a informarsi. Perché sono milioni le persone che in Italia ne sono colpite, e nessuna di loro merita di essere giudicata da tuttologi improvvisati che ben poco conoscono della problematica che vi sta alla base. Si tratta di malattie mentali, e come ogni malattia il primo passo per combatterle è conferire loro il riconoscimento che meritano.
Ilaria Prazzoli


