Nelle scorse settimane, in seguito ad alcune verifiche eseguite dai tecnici del Comune, una parte della struttura dell’istituto comprensivo Marzabotto di Sesto San Giovanni non ha superato i test sismici. Al suo interno sono stati evidenziati gravi problemi di staticità e di vulnerabilità sismica. Per questo motivo l’ultima settimana di attività dei bambini della scuola dell’infanzia si è svolta nella vicina struttura di via Savona “al fine di tutelare la sicurezza dei più piccoli”, come aveva spiegato il Municipio. Essendo necessari svariati anni per i lavori di messa in sicurezza della scuola Marzabotto, il Comune, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, sta riorganizzando la ricollocazione delle diverse classi in altri spazi disponibili. In particolare, le classi della scuola primaria confluiranno all’interno della scuola media Calamandrei dove già hanno preso il via le operazioni di adeguamento degli spazi.
La situazione è diversa per le tre sezioni della scuola materna. Il Comune – stando alle ultime notizie – ha intenzione di inserirle in via temporanea nella sede principale di via Savona, utilizzando aule attualmente dedicate ai laboratori, cercando in caso di trovare nel medio termine una diversa soluzione a Sesto per almeno due classi. Uno degli spazi individuati sarebbe il Centro Sociale Baldina di via Forlì. Rispetto a questa eventuale scelta (non confermata ufficialmente) proprio il Centro Baldina ha manifestato perplessità: “Nella riunione del Consiglio d’Istituto dell’istituto comprensivo Marzabotto – spiegano – dello scorso 1° luglio, la dirigente scolastica ha dichiarato che lo spazio individuato dall’Amministrazione comunale potrebbe essere il Centro Sociale Baldina. Durante l’autunno nella struttura dovrebbero essere effettuati alcuni lavori di messa a norma e di adeguamento degli spazi per poter accogliere i bambini a gennaio del 2022″.
“Affermazioni nè smentite nè confermate – sottolineano dal Centro Baldina – dall’assessore all’Educazione e all’Associazionismo Roberta Pizzochera che, in occasione dell’incontro tenutosi lo scorso 5 luglio tra Amministrazione comunale, Comitato genitori e direzione dell’Istituto Comprensivo Marzabotto, l’ha definito un semplice ‘chiacchiericcio'”.
“Qualora le dichiarazioni della dirigente scolastica si rivelassero fondate, riteniamo che la scelta del Centro Baldina sia inopportuna”. Vengono dunque elencati una serie di motivi: fattori di carattere economico; di tempistiche inadeguate; di impatto sociale sul territorio. “Lo stabile di via Forlì – proseguono dal centro – sede da 26 anni del Centro Baldina, è una struttura non accatastata che risale ai primi anni ’70. Una struttura che negli anni è stata mantenuta e curata dagli stessi soci e risulta adeguata alle attività sociali organizzate al suo interno per gli adulti e i bambini accompagnati. Al contrario, per poter essere utilizzata in sicurezza da bambini molto piccoli e per poter soddisfare le loro esigenze di apprendimento, di gioco, di ricreazione, di sonno e di servizi igienici richiederebbe un rifacimento profondo e radicale. Anche il giardino e gli orti necessiterebbero di interventi di sistemazione”.
I costi di rifacimento della struttura inoltre “sarebbero inutilmente esorbitanti e a carico dell’Amministrazione comunale, e quindi sottratti ad altri interventi utili nel territorio e agli abitanti”. Il Centro Baldini a questo punto propone altre soluzioni percorribili nello stesso quartiere “in strutture a norma, adeguate alle esigenze dell’infanzia e molto più recenti, con costi inferiori e tempi molto più rapidi”. Vale a dire “la scuola media Calvino o lo stabile di via Cantore di proprietà del Comune“. “Naturalmente – assicurano dal Centro Baldina – ci renderemmo disponibili a condividere i nostri spazi con tutte le realtà associative ed aggregative che, temporaneamente, non dovessero più trovare accoglienza nel centro di via Cantore”.
“L’eventuale scelta di adibire a sede distaccata della scuola dell’infanzia lo stabile di via Forlì lascerebbe il Centro Baldina, e tutte le associazioni che ne fanno parte, senza una sede. E quindi cancellerebbe la funzione sociale svolta in questi quasi trent’anni di attività, la capacità di coinvolgimento intergenerazionale dei cittadini del quartiere e sestesi, le iniziative culturali, sociali, ricreative, educative e politiche abitualmente proposte al territorio, la capacità dimostrata di fare rete con altre associazioni e con l’Amministrazione comunale in svariate occasioni, la proficua collaborazione con le stesse scuole del territorio con cui è tra l’altro in fase d’avvio un comune progetto che in tal caso sarebbe inevitabilmente interrotto“, concludono.


