Sembra essere tornata di moda la Spider. Nei giorni scorsi nel quartiere Rondò di Sesto San Giovanni – come si può vedere nella foto -ne è stata avvistata una di color rosso. Il passaggio dell’auto, una Fiat 124 Spider, ha suscitato curiosità ed interesse tra i cittadini. Ma lo sapete quando è nato questo modello di macchina? La sua creazione è conseguente al successo della “sorella” Fiat 124 berlina, con la quale condivideva molte caratteristiche di tipo meccanico. La Sport Spider era realizzata sul telaio accorciato della berlina e montava un motore benzina 1.5 da 90 cavalli che le permetteva di raggiungere i 173 chilometri orari di velocità massima. L’auto venne progettata e prodotta dall’azienda italiana Pininfarina e disegnata dal designer Tom Tjaarda. Pensata soprattutto per il mercato statunitense, la vettura si iniziò a vendere proprio oltreoceano dal ’68, ma già due anni prima (quando iniziò la produzione) si poteva vedere qualche modello circolare sulle strade italiane, grazie al suo abbordabile prezzo. La sua fabbricazione in Europa si interruppe nel ’75, e proseguì fino all’’81 negli USA con alcune rivisitazioni per adeguarla alle leggi statunitensi. Tornò poi nel Vecchio Continente per altri quattro anni e nell’85, con circa 150mila esemplari prodotti, Fiat la “mandò in pensione”. Sarà per il colore, forse perché italiana o più probabilmente per il periodo di produzione, che questa piccola e modesta auto popolare, perfetta per sentire il vento fra i capelli nei weekend estivi lungo le coste dello Stivale, ci fa immediatamente pensare a un’altra auto di cui si è sentito parlare molto in queste ultime settimane.
Un’automobile di tutt’altra caratura che ha fatto la storia dell’automobilismo made in Italy e che tutt’oggi, a distanza di quasi sessant’anni dalla sua uscita, resta la miglior auto mai prodotta. Stiamo parlando della Ferrari 250 GTO (ovviamente il paragone le va stretto, ma le analogie suddette sono calzanti, ndr). Già il nome merita di essere analizzato: 250 sta per la cubatura di ciascun cilindro del portentoso motore V12, che quindi complessivamente presenta 3000cc di cilindrata, in grado di erogare 302 cavalli con un’accelerazione 0-100 in soli 6 secondi e una velocità massima di 283 chilometri orari, numeri da record anche per gli standard odierni. GTO invece sta per “Gran Turismo Omologato”, perché venne pensata come auto sia stradale che da corsa, anche se è nell’agonismo che ha fatto la storia. L’idea fu di Enzo Ferrari in persona, che nel 1960 chiese all’ingegnere Giotto Bizzarrini di progettare una macchina con motore V12 3 L in grado di competere con la Jaguar E-Type nel mondiale GT del 1962. Il designer ed imprenditore Sergio Scaglietti invece si occupò di disegnare il corpo vettura a sostegno di un motore così potente, puntando tutto sulla leggerezza. Infatti la 250 GTO pesa appena 8 quintali.

Ma è nel 1962, dopo numerosi prototipi figli di correzioni meccaniche e cambiamenti di equipe (a Bizzarrini subentrò l’ingegnere Mauro Forghieri), che venne presentata la versione definitiva. Per rendere l’idea di quanto quest’auto sia “la Ferrari migliore di tutti i tempi”, secondo il parere della rivista statunitense Motor Trend Classic, basti pensare che vinse 24 trofei come miglior Gran Turismo nelle stagioni sportive del ’62, ’63 e ’64, in competizioni tutt’altro che irrilevanti per la categoria GT: 12 ore di Sebring, 24 ore di Le Mans, 1000 km di Parigi, 3 ore di Daytona, 1000 km al Nurburgring e molte altre. E questi irripetibili risultati scaturiscono dall’attenzione, quasi morbosa, ai dettagli. Una curiosità: il serbatoio di 130 litri venne posto dietro i sedili posteriori sul lato destro per controbilanciare il peso del pilota. Venne prodotta a Maranello dal 1962 al 1964 in soli 36 esemplari. E proprio in queste settimane, nel Parmense, è in vendita all’asta la Ferrari 250 GTO telaio n°3413 GT, uno dei meglio conservati con scatola del cambio a 5 rapporti e asse posteriore originali e di cui l’attuale proprietario ha provveduto alla conservazione dell’originale leggendario motore, sostituendolo con una fedelissima replica. Il prezzo è molto lontano da qualsiasi cifra si possa immaginare: si aggira intorno ai 54 milioni di euro, ben sei in più di tre anni fa quando venne venduta all’attuale proprietario. Un prezzo giustificato per un’auto di cui in pochissimi possono vantarsi proprietari, ma di cui molti possono dirsi ammiratori.
Edoardo Rovelli



