Il 2 giugno, in tutto il mondo, si celebra il “World Eating Disorders Action Day” (la Giornata
Mondiale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare – DCA): è questo il secondo importante
appuntamento annuale che, dopo la Giornata del Fiocchetto Lilla (ogni 15 marzo), mira a
sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di problematiche ancora oggi fortemente
minimizzate o spesso giudicate con superficialità.
Che cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare?
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie psicologiche caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, causata da molteplici (e spesso radicati) fattori scatenanti. Essi comprendono principalmente tre forme: l’anoressia, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata; ma ne esistono numerose sfaccettature. Un errore da non commettere è quello di intendere i disturbi alimentari come mere fissazioni corporee, perché è raro che alla base agisca una componente esclusivamente fisica: si tratta di echi di disagi interiori che si riflettono all’esterno attraverso l’ossessione per il cibo. Non è un caso che l’approdo della ricorrenza celebrata ogni 2 giugno sia proprio la considerazione dei DCA per quello che realmente rappresentano: vere e proprie patologie psicologiche, che in quanto tali meritano, alla stregua di ogni altra malattia, una adeguata cassa di risonanza.
Le statistiche in Italia
Ad oggi si stima che siano oltre tre milioni, soltanto in Italia, le persone affette da DCA: si tratta soprattutto della componente femminile della popolazione in età adolescenziale (il 95,9% delle persone che soffrono di disturbi alimentari sono donne tra i 12 e i 25 anni), ma né uomini né adulti ne sono esclusi. Tre milioni di persone. Tre milioni di famiglie tormentate da un mostro invisibile, eppure così orribilmente letale. Un numero spaventoso, soprattutto se si considera che non tutti coloro che ne soffrono trovano il coraggio di esternarlo: dietro statistiche puramente approssimative, infatti, s nasconde un mondo di vittime silenziose. Ciò che è stato tristemente appurato, invece, è il drastico incremento degli episodi di Disturbi del Comportamento Alimentare durante il biennio del Coronavirus, a causa di isolamento e riduzione delle attività sociali.
Ricevere assistenza sul territorio milanese
Se si è precipitati nel vortice dei disturbi alimentari, un modo per uscirne esiste: chiedere aiuto. Sono centinaia le cliniche, le associazioni e i reparti ospedalieri (nonché gli psicologi e gli psicoterapeuti) sparsi per tutto il territorio nazionale, specializzati in disturbi dell’alimentazione. Qui di seguito si segnalano due delle numerose associazioni milanesi che operano nel settore, al fine di offrire un punto di riferimento all’interno di una realtà complessa, di cui si parla ancora troppo poco.
ABA – Associazione per lo studio di Anoressia, Bulimia e Obesità: con sede in via Solferino 14 (MI), questa associazione milanese propone un approccio alla cura multidisciplinare, incentrato sulla relazione. “Il presupposto da cui partiamo – afferma la fondatrice Fabiola De Clerq – è che i disturbi alimentari siano espressione di un disagio profondo che non può non essere ascoltato e compreso. Per questo ABA offre uno spazio protetto in cui far emergere la propria sofferenza e trattarla”.
NutriMente Onlus – Associazione per la Prevenzione e la Conoscenza dei Disturbi del Comportamento Alimentare: questa associazione offre un approccio “alternativo” al trattamento dei disturbi alimentari, che unisce la terapia psicoterapeutica ad attività “esterne”, volte al raggiungimento di un sano rapporto con il cibo (lezioni di yoga, laboratori di cucina, corsi di fotografia…). Per saperne di più, si invita a consultare il sito ufficiale: Home · Associazione per la prevenzione e la conoscenza dei Disturbi del comportamento alimentare (nutrimente.org)
La Giornata Mondiale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare ci ricorda che dietro una sigla apparentemente innocua, “DCA”, si nascondono le vite di chi combatte ogni giorno contro patologie estenuanti e debilitanti. Nel XXI secolo, l’epoca del progresso – soprattutto scientifico –, è forse giunto il momento di puntare i riflettori anche su di loro.
Ilaria Prazzoli


