Silvana (nome di fantasia nel rispetto della privacy), 46 anni, docente di inglese a Sesto San Giovanni, sposata e madre di tre figlie, il 12 febbraio scorso è risultata positiva al Coronavirus. Il 17 le sue condizioni di salute si sono aggravate. Si è reso dunque necessario il ricovero all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo fino al 25 febbraio. Per fortuna i medici sono riusciti ad assistere al meglio Silvana che è potuta tornare a casa dalla sua famiglia. Al momento la donna è in attesa dell’esito del nuovo tampone che stabilirà la sua effettiva guarigione dal virus e sta curando gli effetti collaterali del cortisone somministratole durante i giorni del ricovero in nosocomio. “Su di me sono stati devastanti”, ha raccontato Silvana che poi ha esposto al nostro giornale uno spiacevole episodio verificatosi nel periodo in cui è stata assistita nel presidio cinisellese: la sparizione di un prezioso anello. La fede, composta da tre diamanti, le era stata regalata dal marito in occasione del battesimo di una delle figlie che cadeva nel giorno di Pasqua e coincideva con il suo compleanno. Nonostante ciò Silvana ha voluto ringraziare tutto lo staff del Bassini per la professionalità e per l’attenzione dimostrata nei suoi confronti. Ecco la lettera in cui espone la sua storia.
“Scrivo dopo aver letto sul Corriere della Sera la “La Lettera di Giangiacomo Schiavi” in cui la figlia di una signora deceduta all’ospedale San Carlo di Milano denuncia un episodio disumano e increscioso capitato alla madre: il furto della fede nuziale. Si tratta di un atto ignobile poiché, oltre ad essere un effetto personale, ha un valore spirituale e religioso unico ed intimo. Un fatto simile è accaduto anche a me durante i 9 giorni di degenza presso l’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (17-25 febbraio 2021). Anzitutto essere qui a raccontare la mia storia è un grande privilegio. Forse un miracolo. Grazie al cielo sia la fede sia l’anello di fidanzamento, rigorosamente indossati
al dito anulare della mano sinistra, non sono stati toccati. Dopo 17 anni di matrimonio e qualche chilo in più era praticamente impossibile sfilarli. Un terzo anello, invece, decisamente più largo, è sparito. Me lo aveva regalato mio marito nel 2008 in occasione del battesimo della nostra terza figlia che cadeva il giorno di Pasqua e coincideva con il mio compleanno. Il cerchio rappresentava me, la madre, e i tre diamanti erano le nostre tre figlie Sara, Gaia e Giulia, i nostri gioielli. Premetto che essendo un’insegnante non vado a scuola con preziosi vari. Ma non mi aspettavo nemmeno di essere ricoverata, altrimenti lasciato gli anelli a casa dato che storie simili sono all’ordine del giorno.
Dimessa dall’ospedale, decisamente provata e “piena di cortisone” non mi sono subito accorta della mancanza dell’anello: le mie condizioni erano buone dal punto di vista fisico ma il cortisolo aveva alterato completamente altri equilibri. Ho dunque preteso che l’operatore del servizio follow-up del nosocomio, in data 3 marzo, prendesse appunti in merito. Mi è stato consigliato di chiamare direttamente il reparto nel quale ero ricoverata ma solo in data 11 marzo ho parlato con un medico (non cito il nome per privacy) che, a sua volta, ha coinvolto la caposala. Se le entrate e le uscite in un reparto Covid sono registrate sarebbe abbastanza semplice capire se qualcuno avesse trovato il mio anello che non passa di certo inosservato.
Quando si è malati e curati con farmaci come il cortisone non si ricordano di preciso tutte le azioni. Sono quasi certa però che se l’anello non è stato sfilato (sarebbe squallido) potrei averlo tolto e appoggiato sul comodino del letto 12 (secondo piano del reparto Covid 1) per lavarmi le mani con soluzione igienizzante. Al massimo lo avrei potuto appoggiare in bagno per lavarmi. Nonostante questo incidente mi rattristi molto, so di aver vinto una grande battaglia. Una perdita materiale non è assolutamente paragonabile a quanto mi è stato regalato dalla vita: la guarigione dal Covid ed il ritorno tra i miei affetti più cari.
Proprio oggi, infatti, sono tornata al Bassini per il tampone di controllo e ho portato ugualmente a tutto lo staff in servizio un vassoio di pizze e di focacce accompagnate da una colomba pasquale per ringraziarli. Non posso dimenticare la dottoressa Lanzafame del Centro territoriale di Cologno che mi ha fatto una scrupolosa ecografia ai polmoni prima di farmi trasferire al Bassini per eseguire la Tac. A breve andrò a trovare anche lei per portarle un piccolo pensiero. Alle dottoresse Ganz e Pizzagalli, le mie due guru, aggiungo Alena, Gennaro, Leo, Marty, Barbara, Sara, Andrea, Elvis, Gaspare, Rocco, Giovanna, Barbara, Giusy, Sharon, Alena, Anna, Sebastiana, Angela, Federica, Elena, Melody, Johann e il dottor Polixi. Se ho dimenticato qualcuno sarà sicuramente colpa del Covid. Visto che insegno inglese non mi sarò mica presa la variante “Union Jack”? Nella speranza che il mio anello “compaia magicamente”, come nella più bella delle favole, vorrei concludere affermando che sia nel settore della sanità pubblica, sia nel settore della pubblica istruzione ci sono eccellenze e professionisti che svolgono il loro lavoro come fosse una vocazione. Ringrazio due angeli custodi, le dottoresse Anna Taveggia e Silvia Pedrini, che insieme al mio medico di base, la dottoressa Codazzi Patrizia, mi stanno seguendo e curando ogni giorni. Chissà, forse il 22 marzo, giorno del mio 47esimo compleanno, il mio Trilogy (l’anello con i tre diamanti) ritroverà la strada di casa. Io non perdo la speranza. Never Give up!”


